PERSON CENTERED MEDICINE

 

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1st Serena Summer Institute of Person Centered Medicine

 

 

L’IDENTITA’ DELL’UOMO TRA CIELO E TERRA

 

Emanuele Giannelli

“SOSPESI” DI EMANUELE GIANNELLI

L’arte rispetto alla scienza e alla filosofia ha il dono dell’immediatezza della verità creata dall’uomo e che nasce nell’inconscio creativo, rivelando ciò che neppure l’artista è intenzionato a esprimere.  Più è grande l’artista è più il suo linguaggio trasmesso tramite i significati evocati dalla sua opera, fanno affiorare alla coscienza del fruitore il pathos dell’epoca, permettendo la crescita dell’uomo e della cultura. E’ quello che il maestro Emanuele Giannelli, caposcuola di quella che potrebbe essere  una nuova corrente artistica del tempo  definibile come “ Neo-umanesimo”  porta alla cultura contemporanea. Siamo onorati che questo sia avvenuto in Italia-che non tradisce la sua grande tradizione artistica- e abbia come culla quella parte della Toscana da cui Michelangelo ha tratto come materia e ispirazione i suoi capolavori. L’opera di Giannelli ha infatti di Michelangelo la forza espressiva della sofferenza dell’uomo che cerca la sua identità, motore di tutto il suo essere e che espresse nei “Prigioni” nella  potenza dell’impatto della fisicità del corpo che trasmette il grande e inesausto conflitto dell’ uomo alla ricerca di se stesso, che cerca di liberarsi dalla materia e  muoversi verso la luce, proprio come nella caverna di Platone l’uomo vede proiettato il segno del sole ,l’ombra, nella caverna della sua anima e uno, solo uno, rompe le catene e si volge verso il suo destino. Villa Argentina , gioiello di Lucca nella meravigliosa terra di Viareggio e già di per sé museo architettonico per il suo splendore, testimone del tempo in cui le prime grandi famiglie e i grandi della cultura italiana sceglievano questa città per ritrovarsi nell’estate, con questa mostra-direi storica- e con la prossima conferenza internazionale di Settembre sulla “Person centered Medicine”, è ormai divenuta un empireo dell’arte e della scienza. Giannelli, senza intenzione, riprende con i suoi capolavori il discorso avviato da Michelangelo, in cui la materia appare maieutica dell’essere così come il corpo è forma dell’anima. Nell’opera di Giannelli filtra infatti tutta l’identità rimossa  dell’uomo contemporaneo, l’uomo “faber”, con gli occhiali di saldatore, tronfio nel suo ventre prospiciente  e nella sua testa d’uovo, standardizzata in serie  nell’opera “Ovo sapiens”, sfidante  il mondo con l’onnipotenza provocatoria dell’arrivato al possesso di tutto o il “colletto bianco” che in un disperato anelito di trascendenza, chiuso nella gabbia del vestito d’ordinanza e ancora con gli occhiali da fabbro, a pugni stretti cerca di guardare il cielo con un movimento verso l’alto, simbolo di un pathos umano presente nel mondo del business, spesso incosciente strumento di forze che vogliono solo rendere strumento l’uomo solo del desiderio di profitto ma che  non riesce a tradire l’anima dell’uomo tesa alla di trascendenza. Il motivo contraddittorio tra identità esposta alla sfida dell’opulenza onnipotente e la reale condizione umana dell’uomo sempre alla ricerca di se stesso, appare  in un’opera, a mio avviso epocale, per forza ,  fisicità  espressiva e grandiosità michelangiolesca, in cui  uomini sospesi a un filo in diversi movimenti, esprimono la sofferenza di un Occidente che ha perso la sua identità storica,  in un Italia e in un’Europa che nella miopia del loro essere solo “faber”, stanno vendendo le radici nobili di Socrate, Platone, Aristotele, Cristo,  allo “spread”, alla speculazione, alla politica del nulla  e della pubblicità  e malgrado questo, in un certo senso sono sospesi tra “cielo e terra” appesi a un filo provvidenziale che impedisce di cadere nell’abisso. Quest’ultima opera richiama nella sua semantica espressiva Husserl, nel senso che il motivo della “sospensione” , rinuncia a ogni giudizio morale- ma non valutazione-è anche l’unica possibilità maieutica  per fare emergere l’autenticità dell’essere dell’altro, come sanno i clinici formati alla Medicina centrata sulla persona, non certamente i bio-tecnologi-finti medici- che praticano la medicina come esercizio meccanico dello standard protocollare, tradendo se stessi e i loro pazienti. L’opera che sarà certamente cara ai cultori dell’esistenzialismo, esprime bene il senso dell’uomo che con il nascere è sempre “gettato” nel mondo, anche con un atto d’amore, senza che abbia scelto , motivo ripreso inconsapevolemente  dall’artista in un’altra creazione, in cui bambini, forse un momento prima di nascere, sono sospesi – ancora- “tra cielo e terra” questa volta a “miracol mostrare” -la vita- chiusi in una maglia .quasi una prigione,  da cui lottano per liberarsi, forse l’ombra  di madri che onnipotentemente e con la complicità dei finti medici, vogliono essere  arbitre di una vita che non appartiene, in senso di possesso, neppure ai vivi e il cui mistero d’amore e di sofferenza  ci abita tale da renderla, se interpretata per grazia alla luce del senso della sua contraddizione, una meravigliosa avventura: il rischio di essere Uomini non “humans”.  Questo amore tra uomo e donna da cui  nasce e si rivela il tutto dell’uomo, è espresso in un’altra stupenda opera dove l’artista esprime in modo magistrale il “pathos” contemporaneo tra desiderio e incomunicabilità della coppia : perché non pensare all’epidemia degli smartphone e dei selfies, diaframmi posti all’esperienza immediata della contemplazione e dell’empatia   di due esseri motivati dal desiderio in un’ambivalente e conflittuale ricerca di un’unità, uscendo dal narcisismo e dalla ricerca di un’identità fittizia ( i tatuaggi), disegnati su entrambi i corpi.

Villa Argentina è divenuta con questa mostra un’ulteriore cuna di una nuova  corrente culturale  espresse dalle  opere di Emanuele Giannelli, indimenticabili per chi  sceglie di vederle dal vivo, che in modo magistrale colgono il senso del pathos del tempo con un linguaggio ermeneutico e profetico che parla alla mente, al cuore, all’anima dell’uomo alla ricerca del suo essere e della sua vera storia. Una mostra da non perdere-queste opere presto saranno nei musei del mondo- perché parla di quel che avviene nell’inconscio collettivo e ci mette di fronte a quel che siamo oggi, affidando alla nostra anima le scelte giuste perché il filo della vita che ci sospende e ci destina tra “cielo e terra a miracol mostare” non si spezzi. Sta a noi farne tesoro.

©Giuseppe R.Brera 2016   15 Agosto 2016

Non riproducibile se non con autorizzazione

 

 

LA POLITICA CENTRATA SULLA PERSONA

 

Copertina PCP 001

 

 

Un  nuovo paradigma di pensiero politico su basi filosofiche , scientifiche ,antropologiche.

Ordine on line a dipedit@unambro.it  pag. 59   euro 5 (più spese postali)  

Prime 100 copie  firmate dall’autore 

 

Introduzione

Il libro vuole presentare “La politica centrata sulla persona”, teoria politica rivoluzionaria  di natura filosofico-antropologica, sfida alla vuotezza ignorante dell’attuale politica italiana e europea e programma culturale e formativo dell’Università Ambrosiana, (www.unambro.it) chiamato  “Partito della Famiglia”, ispiratore anche del movimento politico universitario “CONO”, (www.unicono.it)  non confondibile con associazioni politiche populiste anche cattoliche. Il libro presenta  la necessità di una nuova-antica cultura antropologica italiana ed europea, centrandola sulla persona, da rifondarsi sulle sue radici filosofiche e su basi scientifiche , valorizzante le risorse della persona. La teoria è ispirata alla rivoluzione scientifica epocale delle scienze della salute : “La medicina centrata sulla persona” (“Person Centered Medicine”) , che ha fondato, su basi scientifiche, un nuovo concetto di salute definito come” Le migliori possibilità per essere la migliore persona umana”,  cambiamento epistemologico straordinario delle scienze della salute , nato da noi in Italia, nel 1998 e che ho presentato su invito nel 2011, presso l’Organizzazione mondiale della sanità. La fulgida attenzione all’innovazione degli scellerati governi italiani, non solo non ne ha tenuto conto ma l’ha ostacolata, cercando di distruggere l’ente in cui è nata: una vera dichiarazione di guerra contro una verità che riguarda la vita e la salute di milioni di persone. Abbiamo raccolto il guanto di sfida, cercando di fare in modo che questa generazione politica, ignorante, vuota e scellerata, conculcante i diritti dell’uomo, venga spazzata via.  Desideriamo dare origine a un movimento d’idee, contrastanti una generazione di politici ignoranti e mestieranti, di cui molti sono senza valori etici o quando ce li hanno, spesso “cristiani”, sono ipocriti, disponibili a ogni compromesso, finalizzati alla poltrona  del potere, non alla verità.

E’ al contrario necessaria una ri-fondazione aristocratica e antropologica  (“aristos”-migliore, “kratos”-potere) di chi si vuole occupare della “Res publica”, formando una nuova generazione di persone mature affettivamente, colte, oneste e capaci, contro un diffuso ignorante pragmatismo adattivo ed ignorante, selezionante mestieranti a caccia di vitalizi e poltrone, senza arte ma con molta parte, che sta portando l’Italia a un regime monocratico, al sottosviluppo, alla perdita dell’identità culturale, a un “ meticciato” culturale non demarcante, alla perdita dei diritti dell’uomo e a populismi di ogni natura, anche cattolici, senza basi culturali e senza contraddizione .

E’ utile ciò che è vero, non è vero ciò che è utile.

 

                                                                                 Giuseppe R.Brera

 

©Copyright Giuseppe R.Brera  2016

IL FALLIMENTO DEL SISTEMA UNIVERSITARIO E SCIENTIFICO

 

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da Giuseppe R.Brera- Il Federalismo scientifico ed Universitario . Università Ambrosiana. 2010

 

1.1 Università

 

L’ Università  italiana non valorizza le risorse e le intelligenze dei giovani. Nello score internazionale la  Scuola Normale Superiore di Pisa,  occupa il 112° posto, seguita al 180° posto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e al 198° posto dall’Università di Trento. Tra la posizione 200 e 250 si trovano poi l’Università di Bologna,  il Politecnico di Milano e la Sapienza di Roma.

Per le umanistiche le cose vanno meglio: il nostro Paese è al 42° con la Sapienza di Roma, al 60° posto con la Scuola Normale Superiore di Pisa e all’82° posto con l’Università di Bologna.Nelle classifiche dei 100 migliori atenei in campo medico e delle scienze umane non compare invece nessuna università italiana.

Dalle statistiche del Comitato Nazionale della valutazione del sistema universitaria (soppresso dall’ANVUR )appaiono dati che documentano l’insipiente lavoro fatto da un sistema statale e centralizzato e che possono essere riassunte schematicamente come il desolante risultato di governi governati da un sistema di potere burocratico-universitario-statale:

  1. Non realizzazione titolo V della Costituzione: devoluzione dell’istruzione alle Regioni e accentramento statale della formazione universitaria e della ricerca, con effetti disastrosi per l’economia.

nota: il Governo Renzi, vorrebbe abolire con il Referendum l’art.5,statalizzando un sistema fallimentare non realizzando il diritto allo studio, dando risorse agli studenti, rendendoli liberi di scegliere il miglior ateneo,come ho proposto da tempo. E’ necessario abolire un sistema parassitario centrato sul potere illecito del MIUR 

  1. Basso numero d’immatricolati ( a livello di preriforma del 1999): 51 % dei 19 enni/ 2007-2008 , il 68,9 % dei diplomati con un calo del 6,1 % dal 2002-2003: il pezzo di carta esercita sempre meno fascino. Scarse motivazioni dunque a iscriversi all’Università. Contrazione delle iscrizioni : nel 2015 < 20%.

Nel dettaglio, il numero totale di iscritti, aumentato successivamente all’avvio della riforma, aveva raggiunto un picco di quasi 1.824 mila iscritti nell’anno accademico 2005/06 ridottisi nell’anno accademico 2007/08 a poco più di 1.809 mila.

Anche il numero degli immatricolati, ovvero i nuovi ingressi nel sistema universitario, ha seguito ilmedesimo andamento, avendo raggiunto il massimo di oltre 338 mila immatricolati nell’annoaccademico 2003/04 per poi diminuire progressivamente fino a quota 307.533 nel    2007/08 [1]

  1. Abbandoni al secondo anno: 17.7% degli studenti ; immatricolati inattivi  al secondo anno12,5 % iscritti inattivi ( senza aver dato un esame nell’anno successivo) 20,5%  ca 40 % di studenti fuori corso. Laurea nei tempi previsti dal curriculum  corso < del 2% (sanitarie > 60%). Gli effetti della legge 509 (Zecchino) non sono stati quelli attesi. C’è da domandarsi la ragione del fallimento dei corsi triennali.

    Ogni dieci studenti iscritti, quattro sono fuori corso (“non regolari”). Gli studenti iscritti incorso (i “regolari”) sono poco più di un milione, pari al 60,2%”;

 

  • per i corsi del nuovo ordinamento, la regolarità negli studi si è ridotta rispetto all’anno accademico precedente, toccando i valori più bassi dall’introduzione della riforma; si riduce leggermente (dal 20% al 17,7%) la quota degli “abbandoni”: per ogni cinque/sei studenti immatricolati, uno lascia gli studi dopo il primo anno. La percentuale, comunque elevata, indica la necessità di una più efficace attività di orientamento e tutoraggio nei confronti dei nuovi ingressi;
  • per ogni sei iscritti, uno è “inattivo” (non ha sostenuto alcun esame o acquisito crediti  nell’ultimo anno solare). Gli “immatricolati inattivi” diminuiscono leggermente rispettoall’anno precedente (dal 15,7% al 12,5%);
  • le facoltà con gli studenti più “regolari” sono quelle dove vi sono prove di selezione

    all’ingresso e accessi programmati[2]

  1. Basso numero di laureati in corso:

Il confronto tra gli anni 2005, 2006 e 2007 e 2008, evidenzia la flessione sia della proporzione di laureati in corso (dal 35,6% nel 2005, al 30,3% nel 2006, al 29,9% nel 2007 fino al 26,8 nel 2008. Se la flessione dei laureati in corso proseguirà anche in futuro, come è verosimile, è evidente chel’obiettivo di ridurre la durata del tempo di laurea previsto dalla riforma degli ordinamentididattici, sarà difficilmente raggiungibile (sono infatti aumentati i tempi per conseguire la laureatriennale, che ora sono già pari a 4,7 anni superando – oggi come allora, con il vecchio ordinamento – il 50% della durata canonica) [3]

  1. Paradossale alto numero di corsi con pochi studenti ( spreco di risorse speculative per ruoli universitari “ vitalizi” ad pensionem e probabilmente qualche corso di nicchia innovativa.

il 10,8% dei corsi di studio (369 su 3.436) ha meno di 10 immatricolati e il 17,8 % dei

corsi ha un numero di immatricolati non superiori a 15 studenti[4]

  1. Mancanza di un valore sociale dello studio universitario, mancanza di realizzazione concreta del diritto allo studio: Investimento sugli studenti non sufficiente: solo il 6,9% della spesa contro il 64% delle spese per personale (44%  per i docenti  e 20 %  per l’amministrazione)
  2. Mancanza di riconoscimento dell’autonomia delle università: permanenza dell’obsoleto doppio sistema (Statali e libere); mancanza di accreditamento di corsi da enti certificatori privati iscritti all’ENQA (Organismo europeo degli Enti certificatori dell’Università). Mancanza di adeguamento alla prescrizione del Bologna “Process” e dell’ENQA per una completa autonomia Università e stato.
  3. Esistenza di una cupola di potere burocratico statale che ha annichilito la storia dell’Università italiana e la ricerca, formata da Direttori del MIUR e da Consiglio nazionale Universitario e Conferenza dei Rettori (CRUI) e oggi ANVUR  favorenti non lo sviluppo  e la responsabilità ma la statalizzazione e l’esilio scientifico di migliaia di giovani talenti.
  4. Arruolamento dei docenti tramite lo stato, non diretto e per merito dall’Università.
  5. Età vecchia docenti e ricercatori con età media: 59,4% ordinari; 44% Associati; 45,2 ricercatori . Controllo ed inibizione del sistema di ricerca dal sistema universitario: Dottorati di ricerca “statali”e soffocati da sistema. Difficili rapporti tra Università e ricerca.
  6. I ricercatori universitari sono, nel 2009, 25.683. Con bandi di concorso fatti senza una adeguata programmazione, appare particolarmente alta l’età all’ingresso nei ruoli (tra i 35 e i 38 anni) e la loro età media è di 45,2 anni. Appare particolarmente critico l’innalzamento delle età di ingresso dei ricercatori, che è aumentata di oltre 1,5 anni dal 1998 e di oltre 5 anni dal 1980 (data di creazione di questo ruolo).[5]
  7. Non responsabilizzazione finanziaria delle Università legata a qualità e merito docenti e studenti e strutture.
  8. Implemento spesa ruoli amministrativi dal 2001 a 2006 rispetto alla spesa per i docenti : 60% nel nord-est/ovest. All’arruolamento di  un docente corrispondono due amministrativi.
  9. Fenomeni migratori dal SUD- Trentino-Valle d’Aosta.
  10. Incredibile esistenza fittizia di un “valore legale del titolo” in contrasto alla legge 1592 1933,art.172 : lo stato è “fuori legge” ! Il potere di conferire un valore legale ai titoli è stato ed è un pleonasma burocratico illecito dell’esame di stato per mantenere il controllo statale da parte del MIUR, il  controllo istitutivo dello stato di nuove università tramite il” valore legale del titolo” e conflitto d’interessi regionale attribuendo un potere illecito alle università già presenti, creando un conflitto d’interessi (DPR  Prodi Berlinguer Bassanini  25 del 27 Gennaio 1998).
  11. Il sistema scolastico primario secondario è più liberale del sistema universitario : paradosso evidenziato dalla Corte Costituzionale.
  12. Controllo da parte del MIUR edell’ANVUR  della libertà accademica ed ostacoli all’innovazione.
  13. Proliferazione del personale docente: dal 2000 gli ordinari ( 18.863) sono aumentati del 25,1%, gli associati (17.168) del 48,7 %, i ricercatori del 52,2%.(25.684)
  14. Disparità di trattamento tra ordinari e altro personale docente
  15. Ricerca fata in sette Regioni su 20
  16. Ostacolo e guerra all’innovazione   (vedere nota)
  17. Non valorizzazione ricecatori
  18. Esilio scientifico dei ricercatori

 Considerando che l’andamento delle spese annuali per le retribuzioni fisse è influenzato, per idocenti, dagli incrementi (biennali) per progressioni di carriera e dagli adeguamenti annuali al costo della vita, si evidenzia che, negli 11anni tra il 1998 e il 2008, a fronte di un incremento complessivo delle spese per assegni fissi del 50% (circa 4,5% per anno), determinato anche dall’aumento dei soggetti inquadrati (+ 23 %), le spese per le retribuzioni fisse ai professori ordinari è aumentato dell’80% mentre per le altre categorie gli incrementi sono inferiori al 45%

Il diritto allo studio in Italia sembra garantito  da un basso costo d’iscrizione ai corsi con una notevole sperequazione tra Nord, Centro e Sud. In Calabria e in Basilicata l’iscrizione a un corso di laurea costa in media ca 400 euro,meno del costo medio annuo dello studente al sistema (616 euro).

Dai dati emerge che per circa un terzo degli iscritti viene richiesta una contribuzione superiore ai 1.000 €, ma con una forte variabilità di comportamenti tra le diverse aree geografiche(53,1% al Nord-Ovest, 64,5% nel Nord-Est, 34,3% al Centro, 5,2% al Sud e Isole).Ipotizzando che all’interno delle classi i valori siano distribuiti in maniera uniforme è possibile calcolare la contribuzione media per studente, attribuendo alle frequenze registrate il valore centrale della classe. La distribuzione dei valori così calcolati è riportata nella tabella 6.8bis, dalla quale si può osservare che la contribuzione media per studente è più che doppia negli atenei del Nord-Ovest (1.218 euro circa per studente) rispetto a quella degli atenei del Sud (544 euro per studente).[6]

 

1.1   CONSIDERAZIONI FINANZIARIE SUL FULGIDO SISTEMA UNIVERSITARIO E SCIENTIFICO  CHE IL MIUR VORREBBE CONSERVARE E INCENTIVARE

 

  Su 12,8 miliardi di euro, di entrate  (2007)complessive si registra con un incremento del 4,4% rispetto all’anno precedente. (2006). L’incidenza delle entrate complessiva da parte del MIUR appare essere del 64,3% con una diminuzione dal 2001 ( 72,9 %). Tuttavia c’è stato un aumento considerevole di entrate da contributi esterni in modo pressoché uniforme dal Nord al Sud (media media 17% con un aumento di 1,2% dal 2996 al 2007). Questo indica le potenzialità di una maggiore liberalizzazione del sistema.

La capacità degli atenei statali di attrarre finanziamenti esterni, attraverso convenzioni,contratti e vendita di servizi a imprese e istituzioni  continua a migliorare segno che liberalizzando aumentano le risorse, non a vantaggio degli studenti.

Questa voce, che evidenzia lo sforzo imprenditoriale delle nostre università,ha segnato, un aumento del 12% rispetto al 2006 e addirittura del 52% rispetto al 2005. E’ bene sottolineare sin da ora che la crescita di questa componente,che rappresenta un segnale della capacità imprenditoriale delle nostre università,ha degli ovvi effetti sull’incremento delle uscite, poiché le entrate finalizzate vengono in larga parte acquisite a fronte di specifiche attività di formazione e diricerca “addizionali”, che solo in parte vengono fatte rientrare nell’impegno istituzionale del personale strutturato.[7]

 Le uscite globali del sistema sono 12 miliardi e 964.000.000. Il costo della spesa per il personale (8.150.265- include collaboratori ed esperti linguistici e assegni di ricerca) è circa otto volte  il costo dei contributi per la formazione degli studenti. (1.115.341). Il 63% delle spese è assorbito dal personale, contro lo 8,6% per il diritto allo studio. Uno studente costa al sistema 7166 euro  contro gli 82.503 euro dei docenti e i 40.360 del personale amministrativo.[8], e ne versa in media 947. Il sistema è dunque centrato sui costi del personale non sullo studente.  I docenti sono 61.992,  gli studenti 1.809.000. Per le università statali  si è verificato dal 1998 al 2009 un aumento complessivo di 12.226 docenti (+25,5%) ed in particolare: 5.447 professori ordinari (+42,9%) e 6.861 ricercatori (+38,8%) con una riduzione di 82 professori associati (-0,5%).

Gli studenti del Nord-Ovest versano in media 1218 euro , circa la metà del loro costo, mentre gli studenti del sud versano poco più di quanto costano ( euro 699). In Calabria e in Basilicata versano ca 400 euro nelle isole 500.  I corsi universitari ( laurea breve+specialistica) sono 3436 con i dottorati di ricerca 5835. Un corso ( 5835 con dottorati di ricerca)  costa in media all’anno  : 2 .221.765 (quattro miliardi e più delle vecchie lire) senza dottorati ( 3436)  un corso costa 3.772.992, cifre incredibili .

 I docenti di un corso (in media 18,6 su 3456 )costano all’anno in media 1 milione 505. 735 euro.. (tre miliardi delle vecchie lire) contro il costo di  2 milioni 221.460 degli studenti.( in media 310 per corso).Il rapporto docenti/studenti è 1/ 17,2 studenti.

 I corsi minimi (17,8 % con < di 15 studenti  sono 618 con 11.136 docenti e 6180 studenti , costano euro 1.357.585.788 all’anno  .Computando una media di 10 studenti per corso coinvolgono 6110 studenti per 611 corsi i cui docenti (11.136)  costano al contribuente euro 930.078.720 .

 Uno studente di questi corsi costa  euro 222.191 all’anno ! 

Le discipline d’insegnamento attive ( almeno 1 studente) sono 180.001 . Il costo di un insegnamento all’anno  è di euro 70.021. euro. E importante sottolineare come 71.008 insegnamenti (39,86%) sono fino a quattro crediti di formazione che corrispondono a 100 ore anno d’insegnamento.

Il personale tecnico amministrativo costa in media per corso : 1 milione e 684 mila 325 e il funzionamento: 852 442 mentre gli interventi a favore degli studenti costano meno del funzionamento : 573 440 . Con le spese per l’acquisizione ben (670 448) e i costi del personale tecnico e amministrativo(1.684.325) queste tre voci da sole costano 3 milioni 207 mila  in tre anni, cioè quattro volte gli interventi a favore degli studenti. Ci si domanda cosa le Università  acquistino per più di un miliardo delle vecchie lire o cosa debba funzionare in un corso per più di un miliardo e mezzo. Se riferiamo questi costi inoltre al 17,8 % ai 618 corsi sotto i quindici studenti di partecipazione, si vede come le università statali si possono pemettere questi sprechi in ragione del fatto che nessuno paga di persona: solo Pantalone che mantiene ruoli docenti e personale a vitalizio pensionistico.

Aggiungiamo il fatto che

Quanto costa un ora d’insegnamento al paese?

Un docente di ruolo in Italia insegna per 300 ore l’anno il che significa computando 36 settimane di attività 8,3 ore d’insegnamento la settimana. Per medicina le ore si riducono a 3,5,  per medicina veterinaria a 3,7. (155 ore -167 ore l’anno). Un docente di ruolo non medico costa ca 226 euro all’ora d’insegnamento. un docente medico, ( 155 ore-6,2 CF)  532 euro, un docente medico veterinario (167 h-6.7 CF)  494 euro.

S1 Le “Chicche” del sistema universitario e scientifico italiano: i corsi di laurea in “Scienze e tecniche equine , Podologia, Turismo alpino, Tecnologie del Fitness, Benessere del cane e del gatto,Scienza e tecnologia del packaging, Comunicazione della società della globalizzazione,Scienza della mediazione linguistica per traduttori e dialogisti televisivi etc”

I vitalizi ad “pensionem” delle fulgide intelligenze didattiche e scientifiche del sistema universitario e scientifico italiano.

I corsi minimi (17,8 % con < di 15 studenti  sono 618 con 11.136 docenti e 6180 studenti , costano euro 1.357.585.788 all’anno  .Computando una media di 10 studenti per corso coinvolgono 6110 studenti per 611 corsi i cui docenti (11.136)  costano al contribuente euro 930.078.720 .

 Uno studente di questi corsi costa  euro 222.191 all’anno

          Le entrate contributive degli studenti sono il 12,5% cioè  euro 1.600.000.  Per studente:in media Nord-est 1292,81, (trentino 781 euro),  Nord ovest 1210,78, Centro 951,78, Sud 699,37, (Calabria 470, Basilicata 472).  Isole 582,42. (media Italia 947,39).

Le spese per il funzionamento dell’Università e di acquisto beni  ammontano a 1.658.000.000, (12,8%),oneri finanziari e tributari, 173,714,(1,3%),acquisizione e valorizzazione beni durevoli 1.304.922, 10,1%) estinzione mutui e prestiti 236.415.(1,8%),trasferimenti 178.516 (1,4%).

Da queste cifre si desume come le spese per il funzionamento dell’università e logistiche, da sole assorbono il 22,9% delle risorse cioè 2962 miliardi di euro contro lo 8,6 % dato agli studenti che per il diritto allo studio che contribuiscono al sistema con il 12,5% (Un miliardo e 600 milioni) !!  senza contare il restante 4,5% ad altre voci. E evidente uno sperpero dovuto al fatto che gli enti hanno sempre un “Pantalone” pagante senza autonome responsabilità amministrative e a considerare gli studenti la cenerentola del sistema. E ‘ chiaro che questo non si può risolvere aumentando sistemi di controllo statali mediati da “Direttori generali”, i cui stipendi, pagati dallo stato, aumenteranno il carico della spesa pubblica per l’Università ( ca 16.000.000 all’anno)  che obbediranno alle solite leggi clientelari senza paralare della scriteriata politica di implementazione dei ruoli amministrativi centrali che la riforma Gelmini, richiederà necessariamente.

          Una ricerca dell’Università Ambrosiana del Giugno 2009, aveva visto che lo 89% degli studenti era favorevole a ricevere un finanziamento dalle Regioni di almeno 500 euro, contro il superamento del 70% degli esami nell’anno precedente. ( altro che “concorso nazionale” per il premio di studio proposta dallo scellerato progetto Gelmini che gode dell’appoggio della “ Cupola”. (CRUI,CUN,MIUR). E chiaro che un diverso sistema realmente meritocratico e governato dalle singole università controllerebbe l’efficacia formativa e lavorativa di migliaia di mediocri e ben pagati nulla-facenti o di burocrati delegati a fare gli interessi dei solo dei docenti, come appare dalle posizioni della CRUI, contro l’Europa.

Questo costerebbe in proporzione  al numero degli studenti delle Regioni 10 miliardi e 854 milioni, cifra inferiore al costo dell’intero sistema e che con una diversa struttura organizzativa e amministrativa come proposta dal disegno di legge quadro dell’Università Ambrosiana sarebbe facilmente raggiungibile. Gli studenti un questo modo potrebbero scegliere l’Università e i corsi migliori con un  portafoglio di 6000 euro (minimo). E un cambiamento  totale di filosofia. Infatti le Università sarebbero costrette a migliorare la qualità non tanto per indicatori decisi dal famigerato MIUR, quanto per quello gli servirebbe per attrarre gli studenti: i migliori docenti, le migliori richieste di lavoro, le migliori strutture. Si attiverebbe un volano. I concorsi nazionali per insegnare non avrebbero più senso e le Università farebbero a gara, come team sportivi per aumentare la qualità e aiutare gli studenti migliori (futuri docenti) e chiamare i migliori docenti, pagandoli secondo il loro merito. I docenti per essere pagati meglio lavorerebbero meglio. Altro che scatto di stipendio o la standardizzazione della legge Gelmini.

E dunque necessario un cambiamento radicale con una riforma che cambi filosofia strutturale costruendo un sistema che premi  singole responsabilità autonome degli atenei, degli studenti, dei docenti, del personale. Lo spreco di risorse infatti appare dovuto alla diffusa cultura che c’è nelle istituzioni statali, del “posto garantito e inamovibile” e dagli sprechi della dirigenza  che non “paga” di persona.

          L’Università italiana assorbe molte risorse per il personale e finanzia poco gli studenti. Il sistema presenta qui la massima criticità, tenendo presente gli abbandoni e l’inattività (40%).degli studenti e la lunghezza media del percorso pre-laurea nei corsi triennali ( 4.7 anni). Dal 2001 (legge Zecchino) le spese del personale  sono aumentate del 41%, le spese per il funzionamento del 34%,gli interventi a favore degli studenti del 63,7% , gli oneri finanziari e i tributi dello 83%,estinzione mutui e prestiti del 294%,trasferimenti del 133%.

          E chiaro che la filosofia finanziaria del sistema dovrebbe seguire un miglioramento della qualità, ma non secondo la filosofia di accentramento e di controllo, con una meritocrazia decisa dallo stato, paralizzante ogni innovazione e come abbiamo visto  Infatti si può spiegare la lunghezza del tempo impiegato per i corsi di laurea, l’alta percentuale degli studenti inattivi e degli abbandoni solo con la scarsa capacità dei docenti di motivare, pur essendo lautamente pagati dallo stato. E il solito tran-tran (cappuccino e briosche liscia e ripiena alle 10 di mattina). Il ruolo universitario è un vitalizio per la pensione. Può capitare che un docente sia bravo  è stimolante, a meno che non unisca mafiosità diplomatica e clientelare , per vincere un “concorso” con le proprie risorse. A livello finanziario si evidenzia il parassitismo dei docenti italiani, le cui ore di lavoro sono strapagate, a svantaggio degli studenti. Il sistema va rivoluzionato a loro favore, facendoli divenire arbitri della qualità secondo il disegno di legge che il libro presenta. La struttura del sistema deve cambiare radicalmente filosofia centrandolo sulla qualità delle persone e sulla responsabilità diretta e autonoma degi atenei, che così pagheranno direttamente se vogliono i corsi di laurea in “Scienze equine” o “podologia” assicurando vitalizi a ciurme di intelligenze didattiche e scientifiche.

 

Nota

  1. il MIUR non ha gradito il progetto di sua abolizione da parte dell’Università Ambrosiana verso un sistema fondato sulla qualità certificata da enti indipendenti come in Germania e secondo l’ENQA con il  finaziamento diretto degli studenti  e decentrato nelle Regioni in enti autonomi dalle stesse come espresso nel saggio, che riscrive il sistema universitario e scientifico italiano, contro la legge Gelmini ( anticostituzionale), frutto di un grave compromesso a danno degli studenti per sanare i buchi amministrativi delle Università Statali (Golden standard Università di Siena).
  2. L’Università Ambrosiana www.unambro.it, leader nel mondo in Medical Education ( procedure per formare medici, studenti di medicina, ) parola araba per l’Italia- che non ha un docente di medicina preparato ad insegnare e che usa metodi obsoleti-e istituente il cambiamento storico di paradigma della Medicina e del concetto di salute : e considerata dalla WHO come pioniere della formazione del medico:http://www.unambro.it/html/Person-Centred-Medicine.htm  avendo denunciato che il MIUR agisce fuori legge in modo autoreferenziale e anticostituzionale, nel merito di attribuire un valore legale inesistente -come sostenuto anche da Sabino Cassese-ai diplomi accademici, centro del suo potere illegittimo,paralizzante l’Università italiana, (art 172 DR 1592 1933 e documento del Senato 280 2011) è stata oggetto di uno stalking burocratico e diffamatorio, oggetto oggi dell’indagine della Magistratura penale contro gli autori e lo stesso MIUR e l’AGCOM. (vedere contro informazione dell’ Università Ambrosiana in www.unambro.it). La guerra è derivata dal fatto che sosteniamo l’abolizione del MIUR e della legge Gelmini, con un cambiamento radicale del sistema con una nuova legge quadro, valorizzante il diritto allo studio degli studenti che dovrebbero essere liberi di scegliere le Università in relazione al rapporto qualità -costi, con un finanziamento diretto (altro che ” gli 80 euro” agli italiani del fulgido programma di sviluppo del Renzi !).Il problema non è la natura giuridica degli atenei ma la qualità dell’offerta formativa, e un sistema incentivante la ricerca e l’innovazione,che non può essere oggetto di controllo statale, se legata a un sistema in cui le Università sono completamente autonome e responsabili  sul piano finanziario e quindi incentivate al merito, che non può essere controllato dallo stato, come l’idiota legge Gelmini ha istituito, addirittura con una fondazione finanziata dal Ministro del tesoro, dove riciclare i pensionati del MIUR, responsabili del fallimento del sistema. 
  3. Un impoirtante motivo del NO al referendum costituzionale e del promuovere le dimissioni del governo e la volontà di accentrare sullo stato il contollo del sistema universitario e scientifico contro l’interesse degli studenti e lo sviluppo del paese.

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ordine editoriale

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[1] CNVSU  X° Rapporto sullo stato dell’Università Italiana

[2] Ibidem 1

[3] Ibidem 1

[4] Ibidem 1

[5] Ibidem 1

[6] Ibidem 1

[7] Ibidem 1

[8] Dati per anno

CANNABIS E ASINI D’ITALIA

governo renzi

 

I dati scientifici su danni alla salute della Cannabis sono impressionanti. Una meta-analisi del 2012 (Canada), evidenzia che la Cannabis aveva causato 287 morti, 10.553 anni persi per mortalità prematura, 55.813  anni per disabilità, 66.346 anni persi per disabilità riferite a cause specifiche come schizofrenia, tumori al polmone e incidenti stradali. Il rischio di disturbi schizofrenici è particolarmente grave ( da 2 a 9 volte superiore)  quando l’uso inizia nell’adolescenza e in individui vulnerabili in cui la schizofrenia è slatentizzata. ( Semple DM 2005).  Lo studio NESARC del 2015 ,sulla qualità della vita e le conseguenze psichiatriche del consumo di cannabis, nicotina e alcool,  conferma che il consumo regolare della sola Cannabis più dell’alcool, è associato a più alti tassi di patologie psichiatriche ed è predittivo di un maggior rischio di disturbi da attacchi di panico con agorafobia, fobia sociale, disturbi bipolari. Uno studio svedese  su 49.321 soggetti,  mostra inconfutabilmente che il forte consumo di Cannabis raddoppia il rischio di tumore al polmone e  in Tunisia, di otto volte se al fumo della Cannabis è associato il tabacco, fatto determinato geneticamente. Studi epidemiologici dal 1993 al 2013 evidenziano che la Cannabis provoca disturbi cognitivi ,raddoppia gli incidenti stradali, confermando la comparsa di psicosi nell’età adulta. La ricerca epigenetica e genetica corrobora in modo inconfutabile i dati epidemiologici: la cannabis è genotossica, con un meccanismo simile alla talinomide, induce il cancro in quanto silenzia geni onco-soppressori, e le alterazioni genetiche si trasmettono ai figli ( Reece AS, Hulse GK 2016). La dipendenza ha basi genetiche ed è trasmissibile (Stringer S e aa 2016). Chi si  droga trasmette ai figli un’alta probabilità di dipendenza a tutte le droghe. Danni neurologici ai feti, con alterazioni cognitivo-comportamentali nella vita adulta, sono causati dalle gestanti consumatrici. In Colorado dove la Cannabis è legalizzata c’è stato un aumento generale del 32% della mortalità  per incidenti stradali, un aumento di interventi di pronto soccorso del 29% per intossicazioni acute  e di ospedalizzazioni del 38%, un aumento delle chiamate per il centro antiveleni del 72%, un aumento del 40% delle espulsioni da scuola rispetto al 2008 e un aumento della criminalità del 10%.  Le intenzioni al consumo di droga in caso di legalizzazione mostrano, che il 10% dei ragazzi non consumatori avrebbero provato, mentre il 18% dei consumatori ne avrebbe aumentato il consumo (spillover effect). L’ipotesi che la legalizzazione porterebbe a una diminuzione dello spaccio illegale è falsa, perché è facile, anche se non matematico, l’uncinamento ad altre droghe anche per motivi genetici, con allegria della  criminalità organizzata. La legge- che unisce stranamente avversari politici- (PD-5 Stelle), provocherebbe inoltre un mercato illecito destinato ai minori, con stimoli per l’inclusione lavorativa dell’immigrato. I dati, pubblicati per intero su www.adolescentologia.it (Società Italiana di Adolescentologia e Medicina dell’Adolescenza) e inviati, con diffida alla discussione della legge, al Presidente della Camera, creano una pregiudiziale di anticostituzionalità ai sensi dell’art.31 ( tutela dei minori) e 32 (tutela della salute pubblica).  Una legge per tutelare la salute di tutti,ispirata alla “Tolleranza zero”(Dupont 1986),vincente sulla “Strategia di riduzione dl danno”, sarebbe invece necessaria: dove c’è un consumatore dopo sei mesi ce ne sono 10. La droga si diffonde come una malattia infettiva. La possibilità di percepire il consumo di droga è il maggiore fattore di rischio: i genitori sono avvisati, soprattutto nell’atmosfera lassista del periodo estivo. La famiglia, ( coesione, valori, fermezza)  e le qualità delle cure materne nella prima infanzia appaiono come fattori protettivi. C’è purtroppo il fondato sospetto di un “Usum delphini” motivante i firmatari della legge di cui ,secondo le “Iene” Il 32% è un drogato. I politici, oggi “Orwelliani”, inoltre si sono serviti sempre della droga per distrarre il paese e speculare sui voti. I firmatari- anche avversari politici- se fossero “Onorevoli”, non psicodislettici (o “ex”) , dovrebbero sottoporsi a un test e se positivo auto-sospendersi. Ogni schiavitù si sviluppa nella mancanza di ragione e di virtù (Zenone) che nell’ignoranza  confonde  arbitrio con libertà : “In veritate libertas”,

Giuseppe R.Brera *   presidente@adolescentologia.it

Presidente Società Italiana di Adolescentologia e medicina dell’adolescenza

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©Copyright Giuseppe R.Brera 2016 ( libera pubblicazione se autorizzata)

 

 

 

 

 

ERDOGAN STA VIOLANDO I DIRITTI DELL’UOMO: EUROPA IGNAVA E VIGLIACCA

 

Dopo il colpo di stato, teatrino -trappola per gli oppositori o realtà, la repressione del Rais turco, molto peggio di Saddam Hussein o di Gheddafi, che nei suoi confronti apparivano liberali, è stata un’occasione per impedire ogni fermento laico in Turchia e la libertà di pensiero e di parola, come già aveva fatto in passato.

Rettori, docenti universitari,militari ,civili in profumo di pensiero libero e laico sono stati arrestati e torturati.

L’Europa e gli USA , brillano ancora una volta per ignavia e vigliaccheria e la Mogherini brilla come al solito per spirito d’iniziativa e intelligenza diplomatica, al di là di paroline retoriche: un vero esemplare di una generazione politica, caratterizzata dalla mancanza di pathos etico  e incapacità di posizioni forti. Lo stesso vale per l’Italia di cui la Mogherini è espressione di parte e di cultura.

aderisci alla lettera promossa da Lega Ambiente. Noi aggiungiamo una prossima azione per promuovere sanzioni da parte dell’Europa contro il novello Hitler negazionista della strage degli Armeni.

Dichiarazione Universale dei Diritti e Doveri del Giovane

All’Alto rappresentante dell’Unione Europea
per gli Affari Esteri

Federica Mogherini

Con la pretestuosa motivazione del colpo di stato, il Presidente Erdogan sta cancellando la Turchia democratica.

La deriva autoritaria assunta dal governo di Ankara non conosce fine: persecuzioni, violenze, eliminazione di diritti e libertà, già peraltro poco rispettati,  stanno colpendo il popolo turco e kurdo ed in particolare le donne, private della propria autonomia e dignità.

Il Presidente Erdogan con sistematiche epurazioni sta eliminando qualunque luogo di produzione di idee critiche, nelle scuole, nelle università, nella stampa, nella magistratura, stendendo un funerea cappa di piombo per imbrigliare un società vivace e aperta.

La dichiarazione dello stato di emergenza e la sospensione della Convenzione Europea dei Diritti Umani, apre scenari catastrofici. Si è arrivati persino a invocare il ripristino della pena di morte.

Di fronte alla cancellazione dei più elementari diritti democratici che il Presidente Erdogan sta imponendo nel proprio paese, le istituzioni e i governi europei, purtroppo, non hanno dato finora quei segnali forti e inequivocabili che, da cittadini europei, ci saremmo aspettati.

Con il suo assordante silenzio, ancora una volta l’Europa ha perso l’occasione di far pesare nelle relazioni internazionali la sua visione di una società libera e democratica. E soprattutto sta drammaticamente dimostrando di essere succube del potere di ricatto che il governo turco esercita nei confronti dell’UE, e non da oggi!

Sappiamo bene, infatti, che la posizione strategica nella regione consente alla Turchia di godere di un inaccettabile potere di ricatto nei confronti dell’Europa, sia che si tratti di gestire i flussi di migranti, sia che si tratti di tenere le chiavi dell’approvvigionamento energetico, recentemente rinforzato dal contrabbando del petrolio irakeno gestito dall’Isis.

Nessuna “ragion di stato”, nessuna partnership economica può rendere accettabile quanto il Presidente Erdogan sta facendo, con epurazioni e arresti indiscriminati.

Le chiediamo perciò di farsi interprete di queste preoccupazioni, mettendo in campo tutte le azioni possibili per impedire che il presidente Erdogan porti a compimento il suo disegno autoritario, a cominciare dallaimmediata sospensione del processo di integrazione europea e dell’accordo sull’immigrazione.

Non può essere in alcun modo una giustificazione che il Presidente Erdogan sia stato democraticamente eletto, già nella storia del 900 abbiamo assistito ad equivoci analoghi che hanno aperto le porte alle più feroci dittature.

Per nostro conto ci impegniamo a promuovere in Italia ed in Europa la solidarietà con il popolo turco e fin da ora a mettere in campo un appuntamento europeo per chiedere conto alle Istituzioni dell’UE delle loro azioni per impedire a Erdogan di cancellare la Turchia democratica, per dare voce all’Europa dei popoli che vogliamo.

Francesca Chiavacci, Arci
Rossella Muroni, Legambiente
Don Luigi Ciotti, Libera
Susanna Camusso, CGIL
Vincenzo Vizioli, Aiab
Roberto Rossini, Acli
Marcello Buiatti, Ambiente e Lavoro
Silvia Stilli, AOI
Licio Palazzini, Arci servizio civile
Elisa Marincola, Articolo 21
Lorenzo Trucco, ASGI
Enzo Costa, AUSER
Camillo Ripamonti, Centro Astalli
Sara Valerio, CIES
Pier Virgilio Dastoli, CIME
Antonio Gaudioso, CittadinanzAttiva
Don Armando Zappolini, CNCA
Bengasi Battisti, Comuni virtuosi
Giorgio Menchini, COSPE
Franco Monnicchi, Emmaus Italia
Maurizio Landini, FIOM CGIL
Domenico Pantaleo, FLC CGIL
Beppe Giulietti, FNSI
Paolo Carnemolla, Federbio
Marco Fratoddi, FIMA
Gianfranco Cattai, FOCSIV
Alberto Campailla, LINK
Grazia Naletto, Lunaria
Giosuè De salvo, Mani Tese
Roberto Romizi, Medici per l’Ambiente
Antonio Longo, Movimento Difesa del Cittadino
Mao Valpiana, Movimento Nonviolento
Vittorio Longhi, Progressi.org
Mauro Spagnolo,Rinnovabili.it
Sergio Bassoli, Rete della Pace
Martina Carpani, Rete della Conoscenza
Alberto Irone, Rete Studenti Medi
Luciano Legamba, SEI UGL
Vittorio Bardi, Sì rinnovabili, No nucleare
Carlo Petrini, Slow Food International
Gaetano Pascale, Slow Food Italia
Flavio Lotti, Tavola della Pace
Danilo Lampis, UdS
Jacopo Dionisio, UDU
Anton Giulio Lana, UFTDU
Martina Pignatti, Un ponte per…
Leopoldo Grosso, Gruppo Abele
Anna Brusarosco, Centro volontariato Int. Udine
Mario Forlano, Coord. comasco per la pace

 

http://www.progressi.org/turchia

la Redazione

Lanciata una petizione per impedire la discussione della legge legalizzante la droga Cannabis

 

La Società Italiana di Adolescentologia e Medicina dell’Adolescenza che ha diffidato il Presidente della Camera a porre in discussione la legge legalizzante il consumo della Cannabis e la sua coltivazione, in quanto anticostituzionale (art 31 e 32 della Costituzione),ha lanciato una petizione da Citizen GO, per impedire una discussione che nasce dalla profonda ignoranza e malafede di un gruppo di parlamentari ( più di un quinto) di cui il 32% fa uso di droga.

Leggi gli altri articoli sul problema

Aderisci alla petizione. http://www.citizengo.org/it/signit/35967/view