LETTERA DEL PROF.GIUSEPPE R.BRERA AL DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA SUL FALLIMENTO DEL SISTEMA UNIVERSITARIO E SCIENTIFICO ITALIANO

grbrera

 

LETTERA APERTA

 

Gentile Direttore

Spesso leggo sul Corriere e su altre testate rilevi critici sulla fuga dall’Italia di decine di migliaia di giovani talenti scientifici che trovano spazio ,libertà e valorizzazione in Università o aziende straniere. Tuttavia questo è  solo uno dei  sintomi del fallimento del sistema universitario e scientifico italiano, un’  emergenza  che da anni segnalo ai vari presidenti del consiglio  ma  ve ne sono molti altri.  La cosa incredibile è che nessuno  fino a oggi ha voluto mettere mano con serietà a una riforma del sistema i cui mali risalgono alla scellerata legge Prodi-Bassanini Berlinguer del 1998, di fatto anticostituzionale, perché investe lo stato di poteri di controllo del sistema -anche di chiudere le università – istituendo  inoltre a livello regionale un conflitto d’interessi per la nascita di nuovi corsi per il parere chiesto dal MIUR alle università del territorio ,pubbliche e private  per il rilascio dell’autorizzazione  a dare un valore legale ai diplomi. Questo potere del MIUR è tuttavia autoreferenziale e illecito in quanto “il valore legale”  dei diplomi accademici è inesistente sul piano giuridico, ai sensi dell’art 172 del DR 1592 del 1933. E’ in realtà un vecchio stratagemma burocratico per affermare un potere burocratico statale  di  controllo  sull’innovazione  accademica ,chiudendo così  il sistema.  E’ evidente che le università consulenti del MIUR , oltre a leggersi curriculum innovativi e a plagiarli, non hanno interesse alla concorrenza.   Questo ha generato in passato  vere trame mafiose , di cui sono stato testimone , e insieme a me altri rettori , penalizzando l’innovazione didattica e scientifica e il paese e danneggiandolo  anche  in aree delicate come la metodologia della formazione dei medici, oggi in Italia ancora al palo.  Infatti ancora  oggi non c’è docente in medicina , nelle università statali  formato all’insegnamento e non esiste in Italia un dipartimento in “Medical Education” se si eccettua in  un’Università libera di Milano che ne ha fatto la storia per l’innovazione  non solo in Italia, avendo un dipartimento e  l’unico dottorato di ricerca sulla materia esistente nel paese. ( Università Ambrosiana).    L’evidenza giuridica che non è possibile attribuire un valore legale ai diplomi accademici  dato che questo non esiste  crea una vicenda  kafkiana, quando si valutano tentativi di creare una discussione su sia meglio o no abolirlo, come ha fatto Monti. Infatti non si può abolire ciò che non esiste.  Allo stesso modo siamo  di fronte al paradosso  che un ente non possa  definirsi “Università”,  se non abbia corsi  che diano  diplomi con un valore legale inesistente. Siamo al delirio di onnipotenza burocratica .  Questo fatto  è stato asseverato  più volte da autorevoli costituzionalisti come Sabino Cassese   e avversato solo come idea da Luigi Einaudi, che voleva un’università “vergine da bolli”, profetizzando il  diplomificio a scapito della sostanza culturale , come anche il documento 218 del Senato del Marzo del 2011 ha asseverato. In poche parole siamo al paradosso che abbiamo un Ministero dell’Università e della ricerca “fuori legge” (con qualche bandito denunciato alla Magistratura)  e che un Rettore di un’Università statale  che conferisca un Diploma di laurea “in nome della legge”, come in una sentenza di condanna o di assoluzione, commette  un reato penale di “abuso di potere”.  In effetti per uno studente che ha sopportato anni di  batterie di esami di anche stupidi curriculum, istituiti per giustificare ruoli accademici pagati dal contribuente, ci vuole “un’assoluzione” dalla colpa di avere sopportato la  mediocrità  dei docenti italiani, salvo qualche eccezione. Il denominatore comune paralizzante l’Università italiana e l’innovazione accademica  è  il potere burocratico dello  stato  ,  aumentato a dismisura e costruito negli anni  da una vera cupola   targata MIUR- CUN-CRUI  che ha avuto negli anni la forza illecita di creare sempre più meccanismi burocratici ,naturalmente esigenti controllo , stipendi d’oro e privilegi a scapito dei giovani e della scienza. In qualche caso questo potere serviva per il controllo pre-ordinato dei concorsi, più prima del 2000. Vi sono stati docenti  che hanno inviato prima dei concorsi raccomandate prevedendo i vincitori. Oggi vige il sistema meritocratico della “Qualità di stato” istituita da uno dei tanti stolti ministri dell’Università che si sono avvicendati, che ad eccezione di due importanti ricercatori (il Profumo e la Carrozza) ma ininfluenti  e della  Moratti che ha creato le Università telematiche ,   hanno brillato per insipienza , fino al penultimo parto politico: la “Più meglio” che aveva persino falsificato i titoli accademici. Dopo la famigerata legge Prodi –Bassanini , nel 2000 è stata la volta della  “Zecchino”, salutata come un Nobel della giurisprudenza universitaria, perché finalmente rendeva libere le Università –rilascianti diplomi con valore legale inesistente-di fabbricare corsi ,  e ruoli accademici:  una sorta di IRI dell’università. Questa fulgida legge , che ha voluto adattare in malo modo il nostro sistema a quello anglosassone, istituiva lauree triennali e magistrali o “specialistiche a ciclo unico” (mancava il tandem), master di “primo” e “secondo” livello  e  consentendo alle Università statali d’istituire ad libitum corsi , il che significa ruoli accademici, pagati dai contribuenti,  veri vitalizi per la pensione ha  incentivato la fantasia accademica e la fame di ruoli- vitalizio.  Infatti in Italia un docente universitario anche se è ignorante, psicopatico o perverso è inamovibile.”. Una delle migliori pensate di questa legge è stato l’accesso ai Dottorati di ricerca dopo la laurea magistrale, cosi’ da determinare titoli presi a 30-32 anni (in media), in  confronto con la media degli altri paesi (ca a 25 -26 anni).  Ma questo poteva fare cassa per le Università, costringendo gli aspiranti ricercatori a iscriversi alla magistrale  e non obbligando lo stato a pagare i dottorandi.   Un vero successo per lo sviluppo del paese ! La fantasia accademica, dopo la “Zecchino” raggiunse livelli impensabili:   nacquero  dopo laurea triennale  i dottori in “Scienze e tecniche equine” ,  (Parma) celebrati da stalloni e purosangue “Distillazione della grappa” celebrati  dalle cantine e dalle osterie  venete e friulane-finalmente baristi  preparati ee molti  alti “dott” anche in mediazione culturale nelle trasmissioni  televisive. Finalmente   fisioterapisti   e gli infermieri  e laboratoristi  potevano chiamarsi “dottori” . Un anno più tardi  I Rettori,  che mai hanno promosso una riforma radicale del sistema  e spesso nullità scientifiche,  scesero in sciopero  perché lo stato non aveva più soldi per pagare i nuovi ruoli accademici  istituiti dai corsi triennali . Questo  fenomeno  è avvenuto solo in Italia .Dopo la  Zecchino e la parentesi Mussi ( creatore del famigerato ANVUR  cioè la  qualità di stato) contro ogni buon senso,  è stata la volta della riforma “Gelmini”.  Questa  luminare ,  ben addestrata da un funzionario del MIUR,  firmo’ un’altra legge  con evidenti elementi di anticostituzionalità e d’idiozia, come il numero di ore  fisso d’insegnamento per i docenti e i concorsi nazionali per le borse di studio , esami di abilitazione nazionale  e i concorsi per i posti di specialità medica, con un marchingegno burocratico per premiare economicamente le Università meritorie , e altre frignacce di tale genere La Gelmini realizzava  cosi la mussiana qualità di stato  e cristallizzava  il suo  potere  sull’Università  .  I risultati di questo sistema, chiuso tra mafiosità di vertice, scellleratezza  giuridica, illegalità , potere burocatico , privilegi parassitari,  interessi di partito sono evidenti  e hanno danneggiato il paese  rallentandone lo sviluppo.  Oltre al citato  all’esilio scientifico di migliaia di giovani, appare un numero di laureati  molto sotto la media OCSE e metà di Francia e Inghilterra, il penultimo posto per tasso di ricercatori in Europa, 35-40% di abbandoni virtuali (inattività) e reali dall’Università al secondo anno,  il 60 % in meno della spesa per studente rispetto agli USA e il 50% rispetto al Nord Europa,  enormi spese per il funzionamento   delle Università ,disoccupazione a un anno  dopo la laurea breve (34%) e la magistrale(30%)  e magistrale  a ciclo unico (51%) , penalizzazione delle Università del Nord, riduzione del 21% degli investimenti per il diritto allo studio, diminuzione dei ricercatori di ruolo (< 2258 unità dal 2000), senza contare i dati intangibili, come la mediocrità dei docenti universitari, non stimolati all’aggiornamento scientifico  didattico, in quanto il loro ruolo è un vitalizio per la pensione, salvo naturalmente le eccellenze. Il fatto è assolutamente grave soprattutto in Medicina, dove l’aggiornamento  del docente è legato alla salute della popolazione, attraverso la preparazione degli studenti. In Italia non c’è un docente formato a insegnare la clinica, se si eccettua un’Università libera a Milano, che senza una lira dallo stato ,ha cambiato il paradigma scientifico della medicina e della formazione del medico, di cui è leader indiscussa nel mondo, come anche la WHO ha riconosciuto e il cui Rettore è stato  autore di una legge quadro di riforma, pubblicata per impedirne plagi  di parte politica.

Il sistema universitario e scientifico attuale in Italia  è un’emergenza patologica  che penalizza grandemente il mondo del lavoro e produce disoccupazione e degrado culturale del paese, come ho avuto modo di segnalare al Presidente della Repubblica e sta nella centralizzazione e nell’esistenza di un controllo statale del sistema che lo chiude e nella confusione tra diritto allo studio e natura dell’Università. Dove i sistemi universitari  sono indipendenti dal potere , come negli USA, i risultati si vedono. Infatti nei primi 10 posti del rank internazionale  otto sono di Università americane. Il sistema università e ricerca per fiorire deve divenire aperto e le università come squadre sportive libere di arruolare i migliori giocatori, studenti e docenti,  incentivando così direttamente un merito personale , con il potere di arruolare ii docenti  e i ricercatori migliori e licenziare gli inetti. Dovrebbe essere  il mercato del lavoro e lo studente  il miglior arbitro della qualità di un Università, che avrebbe interesse a una certificazione di qualità dei corsi da enti privati, come avviene in Germania  e prescritto dall’ENQA., l’ autorità europea per la qualità delle Università.  Per questo è necessario che gli studenti acquisiscano un potere di valutazione del rapporto qualità /costo delle rette ,con un portafoglio autonomo dalla famiglia e  realizzando un vero diritto allo studio con una borsa per tutti  gli iscritti in regola con almeno il 70% degli crediti dell’anno precedente come ho proposto.  Sicuramente il tasso dei laureati aumenterebbe.  Questo  tuttavia comporta da parte dell’Università  la piena responsabilità autonoma, statutaria , organizzativa amministrativa, con l’attivazione virtuosa di una competizione tra gli atenei  sulla  qualità,  rendendo inutile un Ministero, che come un tumore,  invece  ha riprodotto metastaticamente  poteri centrali paralizzanti il sistema anche in modo illecito, come abbiamo detto, danneggiando il paese , l’innovazione e il mondo del lavoro.  Il merito di stato, istituito dalla legge Gelmini è un’idiozia ,incredibilmente figlia di un governo di centro-destra,  solo destinata a esasperare sistemi di controllo e il potere centrale.  Con un sistema centrato sulla persona dello studente e del docente invece   L’Università deve essere totalmente libera da ogni potere come anche Federico I° nella “Constitutio habita” aveva  promulgato nel 954 DC. e assumersi responsabilità statutarie, organizzative, amministrative  autonome totali. Questo eviterebbe scandali come è accaduto con l’Università di Siena , di passività pagate dai contribuenti   (250 milioni di euro) e i diciassette dipendenti  per un bollettino on line, come in un’ università  del Meridione. Questi fatti non esisterebbero se le Università dovessero fare i conti, per sopravvivere,  con le scelte degli studenti e delle famiglie, che verrebbero avvantaggiate dalla borsa mensile  (costo ca 10 miliardi), il costo del bonus Renzi.  Lo stato  ne risparmierebbe 13 all’anno.   Si eviterebbero  così  ruoli docenti vitalizi per la pensione, ma legati al merito come negli USA e nei paese del Nord Europa . L ’Università deve essere totalmente libera e un Ministero dell’Università e della ricerca , un CUN  non dovrebbero neppure esistere,  come negli USA- che annoverano nel rank mondiale 8 università tra le prime 10- perché i suoi funzionari , assecondati da Ministri di basso profilo,  da sempre ,  per potere giustificare il loro ruolo e gli stipendi  istituiscono  poteri di controllo , chiudendo il sistema, come si è verificato , danneggiando  lo sviluppo  e soprattutto i giovani.

 

Giuseppe R.Brera

Rettore dell’Università Ambrosiana

www.unambro.it

scrivi al prof. Giuseppe R.Brera

rettore@unambro.it

 

 

 

 

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