IL FALLIMENTO DEL SISTEMA UNIVERSITARIO E SCIENTIFICO

 

asino 3

 

 

da Giuseppe R.Brera- Il Federalismo scientifico ed Universitario . Università Ambrosiana. 2010

 

1.1 Università

 

L’ Università  italiana non valorizza le risorse e le intelligenze dei giovani. Nello score internazionale la  Scuola Normale Superiore di Pisa,  occupa il 112° posto, seguita al 180° posto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e al 198° posto dall’Università di Trento. Tra la posizione 200 e 250 si trovano poi l’Università di Bologna,  il Politecnico di Milano e la Sapienza di Roma.

Per le umanistiche le cose vanno meglio: il nostro Paese è al 42° con la Sapienza di Roma, al 60° posto con la Scuola Normale Superiore di Pisa e all’82° posto con l’Università di Bologna.Nelle classifiche dei 100 migliori atenei in campo medico e delle scienze umane non compare invece nessuna università italiana.

Dalle statistiche del Comitato Nazionale della valutazione del sistema universitaria (soppresso dall’ANVUR )appaiono dati che documentano l’insipiente lavoro fatto da un sistema statale e centralizzato e che possono essere riassunte schematicamente come il desolante risultato di governi governati da un sistema di potere burocratico-universitario-statale:

  1. Non realizzazione titolo V della Costituzione: devoluzione dell’istruzione alle Regioni e accentramento statale della formazione universitaria e della ricerca, con effetti disastrosi per l’economia.

nota: il Governo Renzi, vorrebbe abolire con il Referendum l’art.5,statalizzando un sistema fallimentare non realizzando il diritto allo studio, dando risorse agli studenti, rendendoli liberi di scegliere il miglior ateneo,come ho proposto da tempo. E’ necessario abolire un sistema parassitario centrato sul potere illecito del MIUR 

  1. Basso numero d’immatricolati ( a livello di preriforma del 1999): 51 % dei 19 enni/ 2007-2008 , il 68,9 % dei diplomati con un calo del 6,1 % dal 2002-2003: il pezzo di carta esercita sempre meno fascino. Scarse motivazioni dunque a iscriversi all’Università. Contrazione delle iscrizioni : nel 2015 < 20%.

Nel dettaglio, il numero totale di iscritti, aumentato successivamente all’avvio della riforma, aveva raggiunto un picco di quasi 1.824 mila iscritti nell’anno accademico 2005/06 ridottisi nell’anno accademico 2007/08 a poco più di 1.809 mila.

Anche il numero degli immatricolati, ovvero i nuovi ingressi nel sistema universitario, ha seguito ilmedesimo andamento, avendo raggiunto il massimo di oltre 338 mila immatricolati nell’annoaccademico 2003/04 per poi diminuire progressivamente fino a quota 307.533 nel    2007/08 [1]

  1. Abbandoni al secondo anno: 17.7% degli studenti ; immatricolati inattivi  al secondo anno12,5 % iscritti inattivi ( senza aver dato un esame nell’anno successivo) 20,5%  ca 40 % di studenti fuori corso. Laurea nei tempi previsti dal curriculum  corso < del 2% (sanitarie > 60%). Gli effetti della legge 509 (Zecchino) non sono stati quelli attesi. C’è da domandarsi la ragione del fallimento dei corsi triennali.

    Ogni dieci studenti iscritti, quattro sono fuori corso (“non regolari”). Gli studenti iscritti incorso (i “regolari”) sono poco più di un milione, pari al 60,2%”;

 

  • per i corsi del nuovo ordinamento, la regolarità negli studi si è ridotta rispetto all’anno accademico precedente, toccando i valori più bassi dall’introduzione della riforma; si riduce leggermente (dal 20% al 17,7%) la quota degli “abbandoni”: per ogni cinque/sei studenti immatricolati, uno lascia gli studi dopo il primo anno. La percentuale, comunque elevata, indica la necessità di una più efficace attività di orientamento e tutoraggio nei confronti dei nuovi ingressi;
  • per ogni sei iscritti, uno è “inattivo” (non ha sostenuto alcun esame o acquisito crediti  nell’ultimo anno solare). Gli “immatricolati inattivi” diminuiscono leggermente rispettoall’anno precedente (dal 15,7% al 12,5%);
  • le facoltà con gli studenti più “regolari” sono quelle dove vi sono prove di selezione

    all’ingresso e accessi programmati[2]

  1. Basso numero di laureati in corso:

Il confronto tra gli anni 2005, 2006 e 2007 e 2008, evidenzia la flessione sia della proporzione di laureati in corso (dal 35,6% nel 2005, al 30,3% nel 2006, al 29,9% nel 2007 fino al 26,8 nel 2008. Se la flessione dei laureati in corso proseguirà anche in futuro, come è verosimile, è evidente chel’obiettivo di ridurre la durata del tempo di laurea previsto dalla riforma degli ordinamentididattici, sarà difficilmente raggiungibile (sono infatti aumentati i tempi per conseguire la laureatriennale, che ora sono già pari a 4,7 anni superando – oggi come allora, con il vecchio ordinamento – il 50% della durata canonica) [3]

  1. Paradossale alto numero di corsi con pochi studenti ( spreco di risorse speculative per ruoli universitari “ vitalizi” ad pensionem e probabilmente qualche corso di nicchia innovativa.

il 10,8% dei corsi di studio (369 su 3.436) ha meno di 10 immatricolati e il 17,8 % dei

corsi ha un numero di immatricolati non superiori a 15 studenti[4]

  1. Mancanza di un valore sociale dello studio universitario, mancanza di realizzazione concreta del diritto allo studio: Investimento sugli studenti non sufficiente: solo il 6,9% della spesa contro il 64% delle spese per personale (44%  per i docenti  e 20 %  per l’amministrazione)
  2. Mancanza di riconoscimento dell’autonomia delle università: permanenza dell’obsoleto doppio sistema (Statali e libere); mancanza di accreditamento di corsi da enti certificatori privati iscritti all’ENQA (Organismo europeo degli Enti certificatori dell’Università). Mancanza di adeguamento alla prescrizione del Bologna “Process” e dell’ENQA per una completa autonomia Università e stato.
  3. Esistenza di una cupola di potere burocratico statale che ha annichilito la storia dell’Università italiana e la ricerca, formata da Direttori del MIUR e da Consiglio nazionale Universitario e Conferenza dei Rettori (CRUI) e oggi ANVUR  favorenti non lo sviluppo  e la responsabilità ma la statalizzazione e l’esilio scientifico di migliaia di giovani talenti.
  4. Arruolamento dei docenti tramite lo stato, non diretto e per merito dall’Università.
  5. Età vecchia docenti e ricercatori con età media: 59,4% ordinari; 44% Associati; 45,2 ricercatori . Controllo ed inibizione del sistema di ricerca dal sistema universitario: Dottorati di ricerca “statali”e soffocati da sistema. Difficili rapporti tra Università e ricerca.
  6. I ricercatori universitari sono, nel 2009, 25.683. Con bandi di concorso fatti senza una adeguata programmazione, appare particolarmente alta l’età all’ingresso nei ruoli (tra i 35 e i 38 anni) e la loro età media è di 45,2 anni. Appare particolarmente critico l’innalzamento delle età di ingresso dei ricercatori, che è aumentata di oltre 1,5 anni dal 1998 e di oltre 5 anni dal 1980 (data di creazione di questo ruolo).[5]
  7. Non responsabilizzazione finanziaria delle Università legata a qualità e merito docenti e studenti e strutture.
  8. Implemento spesa ruoli amministrativi dal 2001 a 2006 rispetto alla spesa per i docenti : 60% nel nord-est/ovest. All’arruolamento di  un docente corrispondono due amministrativi.
  9. Fenomeni migratori dal SUD- Trentino-Valle d’Aosta.
  10. Incredibile esistenza fittizia di un “valore legale del titolo” in contrasto alla legge 1592 1933,art.172 : lo stato è “fuori legge” ! Il potere di conferire un valore legale ai titoli è stato ed è un pleonasma burocratico illecito dell’esame di stato per mantenere il controllo statale da parte del MIUR, il  controllo istitutivo dello stato di nuove università tramite il” valore legale del titolo” e conflitto d’interessi regionale attribuendo un potere illecito alle università già presenti, creando un conflitto d’interessi (DPR  Prodi Berlinguer Bassanini  25 del 27 Gennaio 1998).
  11. Il sistema scolastico primario secondario è più liberale del sistema universitario : paradosso evidenziato dalla Corte Costituzionale.
  12. Controllo da parte del MIUR edell’ANVUR  della libertà accademica ed ostacoli all’innovazione.
  13. Proliferazione del personale docente: dal 2000 gli ordinari ( 18.863) sono aumentati del 25,1%, gli associati (17.168) del 48,7 %, i ricercatori del 52,2%.(25.684)
  14. Disparità di trattamento tra ordinari e altro personale docente
  15. Ricerca fata in sette Regioni su 20
  16. Ostacolo e guerra all’innovazione   (vedere nota)
  17. Non valorizzazione ricecatori
  18. Esilio scientifico dei ricercatori

 Considerando che l’andamento delle spese annuali per le retribuzioni fisse è influenzato, per idocenti, dagli incrementi (biennali) per progressioni di carriera e dagli adeguamenti annuali al costo della vita, si evidenzia che, negli 11anni tra il 1998 e il 2008, a fronte di un incremento complessivo delle spese per assegni fissi del 50% (circa 4,5% per anno), determinato anche dall’aumento dei soggetti inquadrati (+ 23 %), le spese per le retribuzioni fisse ai professori ordinari è aumentato dell’80% mentre per le altre categorie gli incrementi sono inferiori al 45%

Il diritto allo studio in Italia sembra garantito  da un basso costo d’iscrizione ai corsi con una notevole sperequazione tra Nord, Centro e Sud. In Calabria e in Basilicata l’iscrizione a un corso di laurea costa in media ca 400 euro,meno del costo medio annuo dello studente al sistema (616 euro).

Dai dati emerge che per circa un terzo degli iscritti viene richiesta una contribuzione superiore ai 1.000 €, ma con una forte variabilità di comportamenti tra le diverse aree geografiche(53,1% al Nord-Ovest, 64,5% nel Nord-Est, 34,3% al Centro, 5,2% al Sud e Isole).Ipotizzando che all’interno delle classi i valori siano distribuiti in maniera uniforme è possibile calcolare la contribuzione media per studente, attribuendo alle frequenze registrate il valore centrale della classe. La distribuzione dei valori così calcolati è riportata nella tabella 6.8bis, dalla quale si può osservare che la contribuzione media per studente è più che doppia negli atenei del Nord-Ovest (1.218 euro circa per studente) rispetto a quella degli atenei del Sud (544 euro per studente).[6]

 

1.1   CONSIDERAZIONI FINANZIARIE SUL FULGIDO SISTEMA UNIVERSITARIO E SCIENTIFICO  CHE IL MIUR VORREBBE CONSERVARE E INCENTIVARE

 

  Su 12,8 miliardi di euro, di entrate  (2007)complessive si registra con un incremento del 4,4% rispetto all’anno precedente. (2006). L’incidenza delle entrate complessiva da parte del MIUR appare essere del 64,3% con una diminuzione dal 2001 ( 72,9 %). Tuttavia c’è stato un aumento considerevole di entrate da contributi esterni in modo pressoché uniforme dal Nord al Sud (media media 17% con un aumento di 1,2% dal 2996 al 2007). Questo indica le potenzialità di una maggiore liberalizzazione del sistema.

La capacità degli atenei statali di attrarre finanziamenti esterni, attraverso convenzioni,contratti e vendita di servizi a imprese e istituzioni  continua a migliorare segno che liberalizzando aumentano le risorse, non a vantaggio degli studenti.

Questa voce, che evidenzia lo sforzo imprenditoriale delle nostre università,ha segnato, un aumento del 12% rispetto al 2006 e addirittura del 52% rispetto al 2005. E’ bene sottolineare sin da ora che la crescita di questa componente,che rappresenta un segnale della capacità imprenditoriale delle nostre università,ha degli ovvi effetti sull’incremento delle uscite, poiché le entrate finalizzate vengono in larga parte acquisite a fronte di specifiche attività di formazione e diricerca “addizionali”, che solo in parte vengono fatte rientrare nell’impegno istituzionale del personale strutturato.[7]

 Le uscite globali del sistema sono 12 miliardi e 964.000.000. Il costo della spesa per il personale (8.150.265- include collaboratori ed esperti linguistici e assegni di ricerca) è circa otto volte  il costo dei contributi per la formazione degli studenti. (1.115.341). Il 63% delle spese è assorbito dal personale, contro lo 8,6% per il diritto allo studio. Uno studente costa al sistema 7166 euro  contro gli 82.503 euro dei docenti e i 40.360 del personale amministrativo.[8], e ne versa in media 947. Il sistema è dunque centrato sui costi del personale non sullo studente.  I docenti sono 61.992,  gli studenti 1.809.000. Per le università statali  si è verificato dal 1998 al 2009 un aumento complessivo di 12.226 docenti (+25,5%) ed in particolare: 5.447 professori ordinari (+42,9%) e 6.861 ricercatori (+38,8%) con una riduzione di 82 professori associati (-0,5%).

Gli studenti del Nord-Ovest versano in media 1218 euro , circa la metà del loro costo, mentre gli studenti del sud versano poco più di quanto costano ( euro 699). In Calabria e in Basilicata versano ca 400 euro nelle isole 500.  I corsi universitari ( laurea breve+specialistica) sono 3436 con i dottorati di ricerca 5835. Un corso ( 5835 con dottorati di ricerca)  costa in media all’anno  : 2 .221.765 (quattro miliardi e più delle vecchie lire) senza dottorati ( 3436)  un corso costa 3.772.992, cifre incredibili .

 I docenti di un corso (in media 18,6 su 3456 )costano all’anno in media 1 milione 505. 735 euro.. (tre miliardi delle vecchie lire) contro il costo di  2 milioni 221.460 degli studenti.( in media 310 per corso).Il rapporto docenti/studenti è 1/ 17,2 studenti.

 I corsi minimi (17,8 % con < di 15 studenti  sono 618 con 11.136 docenti e 6180 studenti , costano euro 1.357.585.788 all’anno  .Computando una media di 10 studenti per corso coinvolgono 6110 studenti per 611 corsi i cui docenti (11.136)  costano al contribuente euro 930.078.720 .

 Uno studente di questi corsi costa  euro 222.191 all’anno ! 

Le discipline d’insegnamento attive ( almeno 1 studente) sono 180.001 . Il costo di un insegnamento all’anno  è di euro 70.021. euro. E importante sottolineare come 71.008 insegnamenti (39,86%) sono fino a quattro crediti di formazione che corrispondono a 100 ore anno d’insegnamento.

Il personale tecnico amministrativo costa in media per corso : 1 milione e 684 mila 325 e il funzionamento: 852 442 mentre gli interventi a favore degli studenti costano meno del funzionamento : 573 440 . Con le spese per l’acquisizione ben (670 448) e i costi del personale tecnico e amministrativo(1.684.325) queste tre voci da sole costano 3 milioni 207 mila  in tre anni, cioè quattro volte gli interventi a favore degli studenti. Ci si domanda cosa le Università  acquistino per più di un miliardo delle vecchie lire o cosa debba funzionare in un corso per più di un miliardo e mezzo. Se riferiamo questi costi inoltre al 17,8 % ai 618 corsi sotto i quindici studenti di partecipazione, si vede come le università statali si possono pemettere questi sprechi in ragione del fatto che nessuno paga di persona: solo Pantalone che mantiene ruoli docenti e personale a vitalizio pensionistico.

Aggiungiamo il fatto che

Quanto costa un ora d’insegnamento al paese?

Un docente di ruolo in Italia insegna per 300 ore l’anno il che significa computando 36 settimane di attività 8,3 ore d’insegnamento la settimana. Per medicina le ore si riducono a 3,5,  per medicina veterinaria a 3,7. (155 ore -167 ore l’anno). Un docente di ruolo non medico costa ca 226 euro all’ora d’insegnamento. un docente medico, ( 155 ore-6,2 CF)  532 euro, un docente medico veterinario (167 h-6.7 CF)  494 euro.

S1 Le “Chicche” del sistema universitario e scientifico italiano: i corsi di laurea in “Scienze e tecniche equine , Podologia, Turismo alpino, Tecnologie del Fitness, Benessere del cane e del gatto,Scienza e tecnologia del packaging, Comunicazione della società della globalizzazione,Scienza della mediazione linguistica per traduttori e dialogisti televisivi etc”

I vitalizi ad “pensionem” delle fulgide intelligenze didattiche e scientifiche del sistema universitario e scientifico italiano.

I corsi minimi (17,8 % con < di 15 studenti  sono 618 con 11.136 docenti e 6180 studenti , costano euro 1.357.585.788 all’anno  .Computando una media di 10 studenti per corso coinvolgono 6110 studenti per 611 corsi i cui docenti (11.136)  costano al contribuente euro 930.078.720 .

 Uno studente di questi corsi costa  euro 222.191 all’anno

          Le entrate contributive degli studenti sono il 12,5% cioè  euro 1.600.000.  Per studente:in media Nord-est 1292,81, (trentino 781 euro),  Nord ovest 1210,78, Centro 951,78, Sud 699,37, (Calabria 470, Basilicata 472).  Isole 582,42. (media Italia 947,39).

Le spese per il funzionamento dell’Università e di acquisto beni  ammontano a 1.658.000.000, (12,8%),oneri finanziari e tributari, 173,714,(1,3%),acquisizione e valorizzazione beni durevoli 1.304.922, 10,1%) estinzione mutui e prestiti 236.415.(1,8%),trasferimenti 178.516 (1,4%).

Da queste cifre si desume come le spese per il funzionamento dell’università e logistiche, da sole assorbono il 22,9% delle risorse cioè 2962 miliardi di euro contro lo 8,6 % dato agli studenti che per il diritto allo studio che contribuiscono al sistema con il 12,5% (Un miliardo e 600 milioni) !!  senza contare il restante 4,5% ad altre voci. E evidente uno sperpero dovuto al fatto che gli enti hanno sempre un “Pantalone” pagante senza autonome responsabilità amministrative e a considerare gli studenti la cenerentola del sistema. E ‘ chiaro che questo non si può risolvere aumentando sistemi di controllo statali mediati da “Direttori generali”, i cui stipendi, pagati dallo stato, aumenteranno il carico della spesa pubblica per l’Università ( ca 16.000.000 all’anno)  che obbediranno alle solite leggi clientelari senza paralare della scriteriata politica di implementazione dei ruoli amministrativi centrali che la riforma Gelmini, richiederà necessariamente.

          Una ricerca dell’Università Ambrosiana del Giugno 2009, aveva visto che lo 89% degli studenti era favorevole a ricevere un finanziamento dalle Regioni di almeno 500 euro, contro il superamento del 70% degli esami nell’anno precedente. ( altro che “concorso nazionale” per il premio di studio proposta dallo scellerato progetto Gelmini che gode dell’appoggio della “ Cupola”. (CRUI,CUN,MIUR). E chiaro che un diverso sistema realmente meritocratico e governato dalle singole università controllerebbe l’efficacia formativa e lavorativa di migliaia di mediocri e ben pagati nulla-facenti o di burocrati delegati a fare gli interessi dei solo dei docenti, come appare dalle posizioni della CRUI, contro l’Europa.

Questo costerebbe in proporzione  al numero degli studenti delle Regioni 10 miliardi e 854 milioni, cifra inferiore al costo dell’intero sistema e che con una diversa struttura organizzativa e amministrativa come proposta dal disegno di legge quadro dell’Università Ambrosiana sarebbe facilmente raggiungibile. Gli studenti un questo modo potrebbero scegliere l’Università e i corsi migliori con un  portafoglio di 6000 euro (minimo). E un cambiamento  totale di filosofia. Infatti le Università sarebbero costrette a migliorare la qualità non tanto per indicatori decisi dal famigerato MIUR, quanto per quello gli servirebbe per attrarre gli studenti: i migliori docenti, le migliori richieste di lavoro, le migliori strutture. Si attiverebbe un volano. I concorsi nazionali per insegnare non avrebbero più senso e le Università farebbero a gara, come team sportivi per aumentare la qualità e aiutare gli studenti migliori (futuri docenti) e chiamare i migliori docenti, pagandoli secondo il loro merito. I docenti per essere pagati meglio lavorerebbero meglio. Altro che scatto di stipendio o la standardizzazione della legge Gelmini.

E dunque necessario un cambiamento radicale con una riforma che cambi filosofia strutturale costruendo un sistema che premi  singole responsabilità autonome degli atenei, degli studenti, dei docenti, del personale. Lo spreco di risorse infatti appare dovuto alla diffusa cultura che c’è nelle istituzioni statali, del “posto garantito e inamovibile” e dagli sprechi della dirigenza  che non “paga” di persona.

          L’Università italiana assorbe molte risorse per il personale e finanzia poco gli studenti. Il sistema presenta qui la massima criticità, tenendo presente gli abbandoni e l’inattività (40%).degli studenti e la lunghezza media del percorso pre-laurea nei corsi triennali ( 4.7 anni). Dal 2001 (legge Zecchino) le spese del personale  sono aumentate del 41%, le spese per il funzionamento del 34%,gli interventi a favore degli studenti del 63,7% , gli oneri finanziari e i tributi dello 83%,estinzione mutui e prestiti del 294%,trasferimenti del 133%.

          E chiaro che la filosofia finanziaria del sistema dovrebbe seguire un miglioramento della qualità, ma non secondo la filosofia di accentramento e di controllo, con una meritocrazia decisa dallo stato, paralizzante ogni innovazione e come abbiamo visto  Infatti si può spiegare la lunghezza del tempo impiegato per i corsi di laurea, l’alta percentuale degli studenti inattivi e degli abbandoni solo con la scarsa capacità dei docenti di motivare, pur essendo lautamente pagati dallo stato. E il solito tran-tran (cappuccino e briosche liscia e ripiena alle 10 di mattina). Il ruolo universitario è un vitalizio per la pensione. Può capitare che un docente sia bravo  è stimolante, a meno che non unisca mafiosità diplomatica e clientelare , per vincere un “concorso” con le proprie risorse. A livello finanziario si evidenzia il parassitismo dei docenti italiani, le cui ore di lavoro sono strapagate, a svantaggio degli studenti. Il sistema va rivoluzionato a loro favore, facendoli divenire arbitri della qualità secondo il disegno di legge che il libro presenta. La struttura del sistema deve cambiare radicalmente filosofia centrandolo sulla qualità delle persone e sulla responsabilità diretta e autonoma degi atenei, che così pagheranno direttamente se vogliono i corsi di laurea in “Scienze equine” o “podologia” assicurando vitalizi a ciurme di intelligenze didattiche e scientifiche.

 

Nota

  1. il MIUR non ha gradito il progetto di sua abolizione da parte dell’Università Ambrosiana verso un sistema fondato sulla qualità certificata da enti indipendenti come in Germania e secondo l’ENQA con il  finaziamento diretto degli studenti  e decentrato nelle Regioni in enti autonomi dalle stesse come espresso nel saggio, che riscrive il sistema universitario e scientifico italiano, contro la legge Gelmini ( anticostituzionale), frutto di un grave compromesso a danno degli studenti per sanare i buchi amministrativi delle Università Statali (Golden standard Università di Siena).
  2. L’Università Ambrosiana www.unambro.it, leader nel mondo in Medical Education ( procedure per formare medici, studenti di medicina, ) parola araba per l’Italia- che non ha un docente di medicina preparato ad insegnare e che usa metodi obsoleti-e istituente il cambiamento storico di paradigma della Medicina e del concetto di salute : e considerata dalla WHO come pioniere della formazione del medico:http://www.unambro.it/html/Person-Centred-Medicine.htm  avendo denunciato che il MIUR agisce fuori legge in modo autoreferenziale e anticostituzionale, nel merito di attribuire un valore legale inesistente -come sostenuto anche da Sabino Cassese-ai diplomi accademici, centro del suo potere illegittimo,paralizzante l’Università italiana, (art 172 DR 1592 1933 e documento del Senato 280 2011) è stata oggetto di uno stalking burocratico e diffamatorio, oggetto oggi dell’indagine della Magistratura penale contro gli autori e lo stesso MIUR e l’AGCOM. (vedere contro informazione dell’ Università Ambrosiana in www.unambro.it). La guerra è derivata dal fatto che sosteniamo l’abolizione del MIUR e della legge Gelmini, con un cambiamento radicale del sistema con una nuova legge quadro, valorizzante il diritto allo studio degli studenti che dovrebbero essere liberi di scegliere le Università in relazione al rapporto qualità -costi, con un finanziamento diretto (altro che ” gli 80 euro” agli italiani del fulgido programma di sviluppo del Renzi !).Il problema non è la natura giuridica degli atenei ma la qualità dell’offerta formativa, e un sistema incentivante la ricerca e l’innovazione,che non può essere oggetto di controllo statale, se legata a un sistema in cui le Università sono completamente autonome e responsabili  sul piano finanziario e quindi incentivate al merito, che non può essere controllato dallo stato, come l’idiota legge Gelmini ha istituito, addirittura con una fondazione finanziata dal Ministro del tesoro, dove riciclare i pensionati del MIUR, responsabili del fallimento del sistema. 
  3. Un impoirtante motivo del NO al referendum costituzionale e del promuovere le dimissioni del governo e la volontà di accentrare sullo stato il contollo del sistema universitario e scientifico contro l’interesse degli studenti e lo sviluppo del paese.

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ordine editoriale

e scrivere a dipedit@unambro.it

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[1] CNVSU  X° Rapporto sullo stato dell’Università Italiana

[2] Ibidem 1

[3] Ibidem 1

[4] Ibidem 1

[5] Ibidem 1

[6] Ibidem 1

[7] Ibidem 1

[8] Dati per anno