L’IDENTITA’ DELL’UOMO TRA CIELO E TERRA

 

Emanuele Giannelli

“SOSPESI” DI EMANUELE GIANNELLI

L’arte rispetto alla scienza e alla filosofia ha il dono dell’immediatezza della verità creata dall’uomo e che nasce nell’inconscio creativo, rivelando ciò che neppure l’artista è intenzionato a esprimere.  Più è grande l’artista è più il suo linguaggio trasmesso tramite i significati evocati dalla sua opera, fanno affiorare alla coscienza del fruitore il pathos dell’epoca, permettendo la crescita dell’uomo e della cultura. E’ quello che il maestro Emanuele Giannelli, caposcuola di quella che potrebbe essere  una nuova corrente artistica del tempo  definibile come “ Neo-umanesimo”  porta alla cultura contemporanea. Siamo onorati che questo sia avvenuto in Italia-che non tradisce la sua grande tradizione artistica- e abbia come culla quella parte della Toscana da cui Michelangelo ha tratto come materia e ispirazione i suoi capolavori. L’opera di Giannelli ha infatti di Michelangelo la forza espressiva della sofferenza dell’uomo che cerca la sua identità, motore di tutto il suo essere e che espresse nei “Prigioni” nella  potenza dell’impatto della fisicità del corpo che trasmette il grande e inesausto conflitto dell’ uomo alla ricerca di se stesso, che cerca di liberarsi dalla materia e  muoversi verso la luce, proprio come nella caverna di Platone l’uomo vede proiettato il segno del sole ,l’ombra, nella caverna della sua anima e uno, solo uno, rompe le catene e si volge verso il suo destino. Villa Argentina , gioiello di Lucca nella meravigliosa terra di Viareggio e già di per sé museo architettonico per il suo splendore, testimone del tempo in cui le prime grandi famiglie e i grandi della cultura italiana sceglievano questa città per ritrovarsi nell’estate, con questa mostra-direi storica- e con la prossima conferenza internazionale di Settembre sulla “Person centered Medicine”, è ormai divenuta un empireo dell’arte e della scienza. Giannelli, senza intenzione, riprende con i suoi capolavori il discorso avviato da Michelangelo, in cui la materia appare maieutica dell’essere così come il corpo è forma dell’anima. Nell’opera di Giannelli filtra infatti tutta l’identità rimossa  dell’uomo contemporaneo, l’uomo “faber”, con gli occhiali di saldatore, tronfio nel suo ventre prospiciente  e nella sua testa d’uovo, standardizzata in serie  nell’opera “Ovo sapiens”, sfidante  il mondo con l’onnipotenza provocatoria dell’arrivato al possesso di tutto o il “colletto bianco” che in un disperato anelito di trascendenza, chiuso nella gabbia del vestito d’ordinanza e ancora con gli occhiali da fabbro, a pugni stretti cerca di guardare il cielo con un movimento verso l’alto, simbolo di un pathos umano presente nel mondo del business, spesso incosciente strumento di forze che vogliono solo rendere strumento l’uomo solo del desiderio di profitto ma che  non riesce a tradire l’anima dell’uomo tesa alla di trascendenza. Il motivo contraddittorio tra identità esposta alla sfida dell’opulenza onnipotente e la reale condizione umana dell’uomo sempre alla ricerca di se stesso, appare  in un’opera, a mio avviso epocale, per forza ,  fisicità  espressiva e grandiosità michelangiolesca, in cui  uomini sospesi a un filo in diversi movimenti, esprimono la sofferenza di un Occidente che ha perso la sua identità storica,  in un Italia e in un’Europa che nella miopia del loro essere solo “faber”, stanno vendendo le radici nobili di Socrate, Platone, Aristotele, Cristo,  allo “spread”, alla speculazione, alla politica del nulla  e della pubblicità  e malgrado questo, in un certo senso sono sospesi tra “cielo e terra” appesi a un filo provvidenziale che impedisce di cadere nell’abisso. Quest’ultima opera richiama nella sua semantica espressiva Husserl, nel senso che il motivo della “sospensione” , rinuncia a ogni giudizio morale- ma non valutazione-è anche l’unica possibilità maieutica  per fare emergere l’autenticità dell’essere dell’altro, come sanno i clinici formati alla Medicina centrata sulla persona, non certamente i bio-tecnologi-finti medici- che praticano la medicina come esercizio meccanico dello standard protocollare, tradendo se stessi e i loro pazienti. L’opera che sarà certamente cara ai cultori dell’esistenzialismo, esprime bene il senso dell’uomo che con il nascere è sempre “gettato” nel mondo, anche con un atto d’amore, senza che abbia scelto , motivo ripreso inconsapevolemente  dall’artista in un’altra creazione, in cui bambini, forse un momento prima di nascere, sono sospesi – ancora- “tra cielo e terra” questa volta a “miracol mostrare” -la vita- chiusi in una maglia .quasi una prigione,  da cui lottano per liberarsi, forse l’ombra  di madri che onnipotentemente e con la complicità dei finti medici, vogliono essere  arbitre di una vita che non appartiene, in senso di possesso, neppure ai vivi e il cui mistero d’amore e di sofferenza  ci abita tale da renderla, se interpretata per grazia alla luce del senso della sua contraddizione, una meravigliosa avventura: il rischio di essere Uomini non “humans”.  Questo amore tra uomo e donna da cui  nasce e si rivela il tutto dell’uomo, è espresso in un’altra stupenda opera dove l’artista esprime in modo magistrale il “pathos” contemporaneo tra desiderio e incomunicabilità della coppia : perché non pensare all’epidemia degli smartphone e dei selfies, diaframmi posti all’esperienza immediata della contemplazione e dell’empatia   di due esseri motivati dal desiderio in un’ambivalente e conflittuale ricerca di un’unità, uscendo dal narcisismo e dalla ricerca di un’identità fittizia ( i tatuaggi), disegnati su entrambi i corpi.

Villa Argentina è divenuta con questa mostra un’ulteriore cuna di una nuova  corrente culturale  espresse dalle  opere di Emanuele Giannelli, indimenticabili per chi  sceglie di vederle dal vivo, che in modo magistrale colgono il senso del pathos del tempo con un linguaggio ermeneutico e profetico che parla alla mente, al cuore, all’anima dell’uomo alla ricerca del suo essere e della sua vera storia. Una mostra da non perdere-queste opere presto saranno nei musei del mondo- perché parla di quel che avviene nell’inconscio collettivo e ci mette di fronte a quel che siamo oggi, affidando alla nostra anima le scelte giuste perché il filo della vita che ci sospende e ci destina tra “cielo e terra a miracol mostare” non si spezzi. Sta a noi farne tesoro.

©Giuseppe R.Brera 2016   15 Agosto 2016

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