LETTERA DEL PROF.GIUSEPPE R.BRERA AL DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA SUL FALLIMENTO DEL SISTEMA UNIVERSITARIO E SCIENTIFICO ITALIANO

grbrera

 

LETTERA APERTA

 

Gentile Direttore

Spesso leggo sul Corriere e su altre testate rilevi critici sulla fuga dall’Italia di decine di migliaia di giovani talenti scientifici che trovano spazio ,libertà e valorizzazione in Università o aziende straniere. Tuttavia questo è  solo uno dei  sintomi del fallimento del sistema universitario e scientifico italiano, un’  emergenza  che da anni segnalo ai vari presidenti del consiglio  ma  ve ne sono molti altri.  La cosa incredibile è che nessuno  fino a oggi ha voluto mettere mano con serietà a una riforma del sistema i cui mali risalgono alla scellerata legge Prodi-Bassanini Berlinguer del 1998, di fatto anticostituzionale, perché investe lo stato di poteri di controllo del sistema -anche di chiudere le università – istituendo  inoltre a livello regionale un conflitto d’interessi per la nascita di nuovi corsi per il parere chiesto dal MIUR alle università del territorio ,pubbliche e private  per il rilascio dell’autorizzazione  a dare un valore legale ai diplomi. Questo potere del MIUR è tuttavia autoreferenziale e illecito in quanto “il valore legale”  dei diplomi accademici è inesistente sul piano giuridico, ai sensi dell’art 172 del DR 1592 del 1933. E’ in realtà un vecchio stratagemma burocratico per affermare un potere burocratico statale  di  controllo  sull’innovazione  accademica ,chiudendo così  il sistema.  E’ evidente che le università consulenti del MIUR , oltre a leggersi curriculum innovativi e a plagiarli, non hanno interesse alla concorrenza.   Questo ha generato in passato  vere trame mafiose , di cui sono stato testimone , e insieme a me altri rettori , penalizzando l’innovazione didattica e scientifica e il paese e danneggiandolo  anche  in aree delicate come la metodologia della formazione dei medici, oggi in Italia ancora al palo.  Infatti ancora  oggi non c’è docente in medicina , nelle università statali  formato all’insegnamento e non esiste in Italia un dipartimento in “Medical Education” se si eccettua in  un’Università libera di Milano che ne ha fatto la storia per l’innovazione  non solo in Italia, avendo un dipartimento e  l’unico dottorato di ricerca sulla materia esistente nel paese. ( Università Ambrosiana).    L’evidenza giuridica che non è possibile attribuire un valore legale ai diplomi accademici  dato che questo non esiste  crea una vicenda  kafkiana, quando si valutano tentativi di creare una discussione su sia meglio o no abolirlo, come ha fatto Monti. Infatti non si può abolire ciò che non esiste.  Allo stesso modo siamo  di fronte al paradosso  che un ente non possa  definirsi “Università”,  se non abbia corsi  che diano  diplomi con un valore legale inesistente. Siamo al delirio di onnipotenza burocratica .  Questo fatto  è stato asseverato  più volte da autorevoli costituzionalisti come Sabino Cassese   e avversato solo come idea da Luigi Einaudi, che voleva un’università “vergine da bolli”, profetizzando il  diplomificio a scapito della sostanza culturale , come anche il documento 218 del Senato del Marzo del 2011 ha asseverato. In poche parole siamo al paradosso che abbiamo un Ministero dell’Università e della ricerca “fuori legge” (con qualche bandito denunciato alla Magistratura)  e che un Rettore di un’Università statale  che conferisca un Diploma di laurea “in nome della legge”, come in una sentenza di condanna o di assoluzione, commette  un reato penale di “abuso di potere”.  In effetti per uno studente che ha sopportato anni di  batterie di esami di anche stupidi curriculum, istituiti per giustificare ruoli accademici pagati dal contribuente, ci vuole “un’assoluzione” dalla colpa di avere sopportato la  mediocrità  dei docenti italiani, salvo qualche eccezione. Il denominatore comune paralizzante l’Università italiana e l’innovazione accademica  è  il potere burocratico dello  stato  ,  aumentato a dismisura e costruito negli anni  da una vera cupola   targata MIUR- CUN-CRUI  che ha avuto negli anni la forza illecita di creare sempre più meccanismi burocratici ,naturalmente esigenti controllo , stipendi d’oro e privilegi a scapito dei giovani e della scienza. In qualche caso questo potere serviva per il controllo pre-ordinato dei concorsi, più prima del 2000. Vi sono stati docenti  che hanno inviato prima dei concorsi raccomandate prevedendo i vincitori. Oggi vige il sistema meritocratico della “Qualità di stato” istituita da uno dei tanti stolti ministri dell’Università che si sono avvicendati, che ad eccezione di due importanti ricercatori (il Profumo e la Carrozza) ma ininfluenti  e della  Moratti che ha creato le Università telematiche ,   hanno brillato per insipienza , fino al penultimo parto politico: la “Più meglio” che aveva persino falsificato i titoli accademici. Dopo la famigerata legge Prodi –Bassanini , nel 2000 è stata la volta della  “Zecchino”, salutata come un Nobel della giurisprudenza universitaria, perché finalmente rendeva libere le Università –rilascianti diplomi con valore legale inesistente-di fabbricare corsi ,  e ruoli accademici:  una sorta di IRI dell’università. Questa fulgida legge , che ha voluto adattare in malo modo il nostro sistema a quello anglosassone, istituiva lauree triennali e magistrali o “specialistiche a ciclo unico” (mancava il tandem), master di “primo” e “secondo” livello  e  consentendo alle Università statali d’istituire ad libitum corsi , il che significa ruoli accademici, pagati dai contribuenti,  veri vitalizi per la pensione ha  incentivato la fantasia accademica e la fame di ruoli- vitalizio.  Infatti in Italia un docente universitario anche se è ignorante, psicopatico o perverso è inamovibile.”. Una delle migliori pensate di questa legge è stato l’accesso ai Dottorati di ricerca dopo la laurea magistrale, cosi’ da determinare titoli presi a 30-32 anni (in media), in  confronto con la media degli altri paesi (ca a 25 -26 anni).  Ma questo poteva fare cassa per le Università, costringendo gli aspiranti ricercatori a iscriversi alla magistrale  e non obbligando lo stato a pagare i dottorandi.   Un vero successo per lo sviluppo del paese ! La fantasia accademica, dopo la “Zecchino” raggiunse livelli impensabili:   nacquero  dopo laurea triennale  i dottori in “Scienze e tecniche equine” ,  (Parma) celebrati da stalloni e purosangue “Distillazione della grappa” celebrati  dalle cantine e dalle osterie  venete e friulane-finalmente baristi  preparati ee molti  alti “dott” anche in mediazione culturale nelle trasmissioni  televisive. Finalmente   fisioterapisti   e gli infermieri  e laboratoristi  potevano chiamarsi “dottori” . Un anno più tardi  I Rettori,  che mai hanno promosso una riforma radicale del sistema  e spesso nullità scientifiche,  scesero in sciopero  perché lo stato non aveva più soldi per pagare i nuovi ruoli accademici  istituiti dai corsi triennali . Questo  fenomeno  è avvenuto solo in Italia .Dopo la  Zecchino e la parentesi Mussi ( creatore del famigerato ANVUR  cioè la  qualità di stato) contro ogni buon senso,  è stata la volta della riforma “Gelmini”.  Questa  luminare ,  ben addestrata da un funzionario del MIUR,  firmo’ un’altra legge  con evidenti elementi di anticostituzionalità e d’idiozia, come il numero di ore  fisso d’insegnamento per i docenti e i concorsi nazionali per le borse di studio , esami di abilitazione nazionale  e i concorsi per i posti di specialità medica, con un marchingegno burocratico per premiare economicamente le Università meritorie , e altre frignacce di tale genere La Gelmini realizzava  cosi la mussiana qualità di stato  e cristallizzava  il suo  potere  sull’Università  .  I risultati di questo sistema, chiuso tra mafiosità di vertice, scellleratezza  giuridica, illegalità , potere burocatico , privilegi parassitari,  interessi di partito sono evidenti  e hanno danneggiato il paese  rallentandone lo sviluppo.  Oltre al citato  all’esilio scientifico di migliaia di giovani, appare un numero di laureati  molto sotto la media OCSE e metà di Francia e Inghilterra, il penultimo posto per tasso di ricercatori in Europa, 35-40% di abbandoni virtuali (inattività) e reali dall’Università al secondo anno,  il 60 % in meno della spesa per studente rispetto agli USA e il 50% rispetto al Nord Europa,  enormi spese per il funzionamento   delle Università ,disoccupazione a un anno  dopo la laurea breve (34%) e la magistrale(30%)  e magistrale  a ciclo unico (51%) , penalizzazione delle Università del Nord, riduzione del 21% degli investimenti per il diritto allo studio, diminuzione dei ricercatori di ruolo (< 2258 unità dal 2000), senza contare i dati intangibili, come la mediocrità dei docenti universitari, non stimolati all’aggiornamento scientifico  didattico, in quanto il loro ruolo è un vitalizio per la pensione, salvo naturalmente le eccellenze. Il fatto è assolutamente grave soprattutto in Medicina, dove l’aggiornamento  del docente è legato alla salute della popolazione, attraverso la preparazione degli studenti. In Italia non c’è un docente formato a insegnare la clinica, se si eccettua un’Università libera a Milano, che senza una lira dallo stato ,ha cambiato il paradigma scientifico della medicina e della formazione del medico, di cui è leader indiscussa nel mondo, come anche la WHO ha riconosciuto e il cui Rettore è stato  autore di una legge quadro di riforma, pubblicata per impedirne plagi  di parte politica.

Il sistema universitario e scientifico attuale in Italia  è un’emergenza patologica  che penalizza grandemente il mondo del lavoro e produce disoccupazione e degrado culturale del paese, come ho avuto modo di segnalare al Presidente della Repubblica e sta nella centralizzazione e nell’esistenza di un controllo statale del sistema che lo chiude e nella confusione tra diritto allo studio e natura dell’Università. Dove i sistemi universitari  sono indipendenti dal potere , come negli USA, i risultati si vedono. Infatti nei primi 10 posti del rank internazionale  otto sono di Università americane. Il sistema università e ricerca per fiorire deve divenire aperto e le università come squadre sportive libere di arruolare i migliori giocatori, studenti e docenti,  incentivando così direttamente un merito personale , con il potere di arruolare ii docenti  e i ricercatori migliori e licenziare gli inetti. Dovrebbe essere  il mercato del lavoro e lo studente  il miglior arbitro della qualità di un Università, che avrebbe interesse a una certificazione di qualità dei corsi da enti privati, come avviene in Germania  e prescritto dall’ENQA., l’ autorità europea per la qualità delle Università.  Per questo è necessario che gli studenti acquisiscano un potere di valutazione del rapporto qualità /costo delle rette ,con un portafoglio autonomo dalla famiglia e  realizzando un vero diritto allo studio con una borsa per tutti  gli iscritti in regola con almeno il 70% degli crediti dell’anno precedente come ho proposto.  Sicuramente il tasso dei laureati aumenterebbe.  Questo  tuttavia comporta da parte dell’Università  la piena responsabilità autonoma, statutaria , organizzativa amministrativa, con l’attivazione virtuosa di una competizione tra gli atenei  sulla  qualità,  rendendo inutile un Ministero, che come un tumore,  invece  ha riprodotto metastaticamente  poteri centrali paralizzanti il sistema anche in modo illecito, come abbiamo detto, danneggiando il paese , l’innovazione e il mondo del lavoro.  Il merito di stato, istituito dalla legge Gelmini è un’idiozia ,incredibilmente figlia di un governo di centro-destra,  solo destinata a esasperare sistemi di controllo e il potere centrale.  Con un sistema centrato sulla persona dello studente e del docente invece   L’Università deve essere totalmente libera da ogni potere come anche Federico I° nella “Constitutio habita” aveva  promulgato nel 954 DC. e assumersi responsabilità statutarie, organizzative, amministrative  autonome totali. Questo eviterebbe scandali come è accaduto con l’Università di Siena , di passività pagate dai contribuenti   (250 milioni di euro) e i diciassette dipendenti  per un bollettino on line, come in un’ università  del Meridione. Questi fatti non esisterebbero se le Università dovessero fare i conti, per sopravvivere,  con le scelte degli studenti e delle famiglie, che verrebbero avvantaggiate dalla borsa mensile  (costo ca 10 miliardi), il costo del bonus Renzi.  Lo stato  ne risparmierebbe 13 all’anno.   Si eviterebbero  così  ruoli docenti vitalizi per la pensione, ma legati al merito come negli USA e nei paese del Nord Europa . L ’Università deve essere totalmente libera e un Ministero dell’Università e della ricerca , un CUN  non dovrebbero neppure esistere,  come negli USA- che annoverano nel rank mondiale 8 università tra le prime 10- perché i suoi funzionari , assecondati da Ministri di basso profilo,  da sempre ,  per potere giustificare il loro ruolo e gli stipendi  istituiscono  poteri di controllo , chiudendo il sistema, come si è verificato , danneggiando  lo sviluppo  e soprattutto i giovani.

 

Giuseppe R.Brera

Rettore dell’Università Ambrosiana

www.unambro.it

scrivi al prof. Giuseppe R.Brera

rettore@unambro.it

 

 

 

 

IL giornale la “Repubblica”,denunciato alla magistratura per calunnia e diffamazione nei confronti dell’Università Ambrosiana

 

Con un tempismo eccellente , la “Repubblica” già denunciata alla magistratura per calunnia e diffamazione nei confronti dell’Università Ambrosiana, ha ritirato fuori dall’archivio  un articolo diffamatorio dl 2009, arrivato dopo un mese da un articolo del Rettore  sul giornale “Padania” , in cui attaccava il sistema fallimentare del MIUR   e l’istituzione dell’ ‘ANVUR . L’articolo comparso su Internet ,inevitabilmente reitererà una nuova denuncia.  Un altro motivo motivante la Repubblica è l’azione legale promossa dalla SIAd, (Società Italiana di Adolescentologia e Medicina dell’adolesscenza) di cui il prof.Brera è presidente contro Matteo Renzi, Beatrice Lorenzin, Pietro Grasso, per avere promosso la legge sulle Unioni civili delle persone dello stesso sesso,  violando gli art 31-32 della Costituzione ( tutela dei minori e della salute pubblica). Infatti le informazioni scientifiche sulla materia pubblicate su www.adolescentologia.it  sono state omesse e Grasso , nel Febbraio 2016 non ha bloccato la discussione della legge, come era dovuto, rinviandola alla Commissione,in quanto anti-costituzionale.

Probabilmente l’azione è finalizzata a contrastare la candidatura del Rettore, Giuseppe R.Brera, un autorevole scienziato,   al Ministero dell’Istruzione,Università e Ricerca, candidatura  sostenuta da scienziati e organismi internazionali. Il professore infatti ha introdotto nel mondo la Medicina centrata sulla persona , cambiando paradigma alla scienza medica,alla medicina e alla formazione del medico, cambiamento di paradigma proprio realizzato presso realizzato dalla Scuola Medica di Milano dell’Università, nel 1998 e formalizzato nel 2017 nel Congresso Internazionale : Medical science and health paradigm change, il 13-14-15 Ottobre 2017,presso l’ospedale di Niguarda.

La candidatura del prof. Giuseppe R.Brera , è stata dovuta al fallimento del sistema universitario e scientifico (leggasi altro articolo sul blog e nel sito www.unicono.it 

L’azione pionieristica dell’Università è stata molto apprezzata nel mondo a tal punto che nel 2011 la WHO (Organizzazione mondiale della sanità) ha invitato il prof.Brera a presentare l’innovazione mondiale nata in Italia , presso l’aula magna, per spiegare l’innovazione anche del concetto di salute. L’innovazione è stata costruita senza alcun onere per lo stato, per cui l’Italia , non solo  ha avuto merito, senza alcuna spesa, ma anche ostacolandola . La Lombardia invece ha sempre appoggiato l’attività accademica dell’Università, dando il patrocinio ai corsi post-univesitari e oggi insieme al Veneto , nell’autonomia, si  sta ispirando alla disegno di legge del prof.Brera.

L’Università Ambrosiana, Università libera di Milano, è stata l’unica in Italia a evidenziare che il MIUR è fuorilegge, e a non riconoscerne l’autorità, in quanto si attribuisce tutt’oggi il potere di dare una valore legale ai Diplomi Accademici, inesistente ai sensi del DR 1592-1933, fatto asseverato anche dal documento del Senato n° 218. Per questo paradossale illecito, ” l’Università ha diffidato il MIUR e denunciato tre funzionari  e due ministri (Gelmini e Giannini) per abuso di potere insieme al direttore dell’ACGOM  (omissione d’atti d’ufficio) che senza un esame dettagliato del fatto, aveva sanzionato l’Università in quanto si attribuisce il nome di “Università”, fatto possibile solo a enti “autorizzati” a dare un valore legale a un titolo, inesistente.  ”

La formazione erogata dall’Università Ambrosiana a medici di ogni specialità e pediatri con procedure di qualità (unica Università in Italia) ha permesso la cura con i principi della Medicina centrata sulla persona di ca 80.000 adolescenti italiani dal 1995. L’adolescentologia è infatti la seconda grande eccellenza dell’Università introdotta nel mondo nel 1993 dalla Società Italiana di Adolescentologia e Medicina dell’Adolescenza (SIAd), ente partner dell’Università Ambrosiana.Purtroppo , grazie all’azione contraria del MIUR, che invece avrebbe il compito per legge di favorire l’innovazione, non è mai stato possibile far partire un Corso di laurea in medicina e Chirurgia. Nel 1999, quando fu avviata la procedura burocratica per un corso sperimentale orientato alla Medicina centrata sulla persona, le Università Statali Lombarde,riunitisi sulla materia per due volte, lo negarono, provocando anche l’uscita del Rettore dell’Università di Bergamo,  dal comitato per “mal di stomaco”. Infatti l’Università ha avuto nell’allora Rettore della Statale, il mediocrissimo Mantegazza, capo del Comitato Regionale Universitario, istituito da Prodi con una legge anti-costituzionale , istituente il diritto dello stato a sopprimere Atenei e  il conflitto d’interesse, in contrasto con l’art. 33 della Costituzione, un avversario,   Infatti il Mantegazza, statalista, non voleva una seconda facoltà di Medicina a Milano,per di più avanti, come ora nelle procedure formative.

Nel 2014, dopo una nuova proposta per l’istituzione di un triennio clinico di formazione sperimentale alla Medicina centrata sulla persona, due funzionari del MIUR, e il ministro Giannini, segnalarono l’ente alla AGCOM per “pubblicità ingannevole” per cui l’Università ricevette  una seconda sanzione. La cosa incredibile è che in Italia, l’innovazione universitaria  e scientifica deve essere difesa dalla Magistratura ! Su questa scia giornalisti ignoranti della materia, a partire da Paolo Mieli (nel 2006 direttore del Corriere della sera e feroce avversario di un’università libera , e la giornalista Elisabetta Sacchi, sono stati rinviati a giudizio per diffamazione dal Tribunale di Milano. Purtroppo il reato è stato prescritto.

Se il prof. Giuseppe R. Brera fosse il prossimo Ministro dell’Istruzione,Università e ricerca, oggi fallito, cosa che auguriamo al paese, il suo sviluppo sarebbe possibile dando un potere contrattuale e autonomia agli studenti.

Il centro sinistra, sulla scia della famigerata legge Prodi, Bassanini, Berlinguer del 1998,della legge Zecchino del 2000, della legge Mussi e Gelmini-paradossale per un ministro di centro-destra e che va sostituita con la nuova legge quadro pubblicata dal prof.Brera,  non si è interessato minimamente degli studenti italiani e dei ricercatori e dell’organizzazione di un sistema -universitario capace di garantire lo sviluppo del paese. Ha preferito la campagna elettorale tramite “Bonus” !

 

Ufficio legale dell’Università Ambrosiana

IL FALLIMENTO DEL SISTEMA UNIVERSITARIO E SCIENTIFICO

 

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da Giuseppe R.Brera- Il Federalismo scientifico ed Universitario . Università Ambrosiana. 2010

 

1.1 Università

 

L’ Università  italiana non valorizza le risorse e le intelligenze dei giovani. Nello score internazionale la  Scuola Normale Superiore di Pisa,  occupa il 112° posto, seguita al 180° posto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e al 198° posto dall’Università di Trento. Tra la posizione 200 e 250 si trovano poi l’Università di Bologna,  il Politecnico di Milano e la Sapienza di Roma.

Per le umanistiche le cose vanno meglio: il nostro Paese è al 42° con la Sapienza di Roma, al 60° posto con la Scuola Normale Superiore di Pisa e all’82° posto con l’Università di Bologna.Nelle classifiche dei 100 migliori atenei in campo medico e delle scienze umane non compare invece nessuna università italiana.

Dalle statistiche del Comitato Nazionale della valutazione del sistema universitaria (soppresso dall’ANVUR )appaiono dati che documentano l’insipiente lavoro fatto da un sistema statale e centralizzato e che possono essere riassunte schematicamente come il desolante risultato di governi governati da un sistema di potere burocratico-universitario-statale:

  1. Non realizzazione titolo V della Costituzione: devoluzione dell’istruzione alle Regioni e accentramento statale della formazione universitaria e della ricerca, con effetti disastrosi per l’economia.

nota: il Governo Renzi, vorrebbe abolire con il Referendum l’art.5,statalizzando un sistema fallimentare non realizzando il diritto allo studio, dando risorse agli studenti, rendendoli liberi di scegliere il miglior ateneo,come ho proposto da tempo. E’ necessario abolire un sistema parassitario centrato sul potere illecito del MIUR 

  1. Basso numero d’immatricolati ( a livello di preriforma del 1999): 51 % dei 19 enni/ 2007-2008 , il 68,9 % dei diplomati con un calo del 6,1 % dal 2002-2003: il pezzo di carta esercita sempre meno fascino. Scarse motivazioni dunque a iscriversi all’Università. Contrazione delle iscrizioni : nel 2015 < 20%.

Nel dettaglio, il numero totale di iscritti, aumentato successivamente all’avvio della riforma, aveva raggiunto un picco di quasi 1.824 mila iscritti nell’anno accademico 2005/06 ridottisi nell’anno accademico 2007/08 a poco più di 1.809 mila.

Anche il numero degli immatricolati, ovvero i nuovi ingressi nel sistema universitario, ha seguito ilmedesimo andamento, avendo raggiunto il massimo di oltre 338 mila immatricolati nell’annoaccademico 2003/04 per poi diminuire progressivamente fino a quota 307.533 nel    2007/08 [1]

  1. Abbandoni al secondo anno: 17.7% degli studenti ; immatricolati inattivi  al secondo anno12,5 % iscritti inattivi ( senza aver dato un esame nell’anno successivo) 20,5%  ca 40 % di studenti fuori corso. Laurea nei tempi previsti dal curriculum  corso < del 2% (sanitarie > 60%). Gli effetti della legge 509 (Zecchino) non sono stati quelli attesi. C’è da domandarsi la ragione del fallimento dei corsi triennali.

    Ogni dieci studenti iscritti, quattro sono fuori corso (“non regolari”). Gli studenti iscritti incorso (i “regolari”) sono poco più di un milione, pari al 60,2%”;

 

  • per i corsi del nuovo ordinamento, la regolarità negli studi si è ridotta rispetto all’anno accademico precedente, toccando i valori più bassi dall’introduzione della riforma; si riduce leggermente (dal 20% al 17,7%) la quota degli “abbandoni”: per ogni cinque/sei studenti immatricolati, uno lascia gli studi dopo il primo anno. La percentuale, comunque elevata, indica la necessità di una più efficace attività di orientamento e tutoraggio nei confronti dei nuovi ingressi;
  • per ogni sei iscritti, uno è “inattivo” (non ha sostenuto alcun esame o acquisito crediti  nell’ultimo anno solare). Gli “immatricolati inattivi” diminuiscono leggermente rispettoall’anno precedente (dal 15,7% al 12,5%);
  • le facoltà con gli studenti più “regolari” sono quelle dove vi sono prove di selezione

    all’ingresso e accessi programmati[2]

  1. Basso numero di laureati in corso:

Il confronto tra gli anni 2005, 2006 e 2007 e 2008, evidenzia la flessione sia della proporzione di laureati in corso (dal 35,6% nel 2005, al 30,3% nel 2006, al 29,9% nel 2007 fino al 26,8 nel 2008. Se la flessione dei laureati in corso proseguirà anche in futuro, come è verosimile, è evidente chel’obiettivo di ridurre la durata del tempo di laurea previsto dalla riforma degli ordinamentididattici, sarà difficilmente raggiungibile (sono infatti aumentati i tempi per conseguire la laureatriennale, che ora sono già pari a 4,7 anni superando – oggi come allora, con il vecchio ordinamento – il 50% della durata canonica) [3]

  1. Paradossale alto numero di corsi con pochi studenti ( spreco di risorse speculative per ruoli universitari “ vitalizi” ad pensionem e probabilmente qualche corso di nicchia innovativa.

il 10,8% dei corsi di studio (369 su 3.436) ha meno di 10 immatricolati e il 17,8 % dei

corsi ha un numero di immatricolati non superiori a 15 studenti[4]

  1. Mancanza di un valore sociale dello studio universitario, mancanza di realizzazione concreta del diritto allo studio: Investimento sugli studenti non sufficiente: solo il 6,9% della spesa contro il 64% delle spese per personale (44%  per i docenti  e 20 %  per l’amministrazione)
  2. Mancanza di riconoscimento dell’autonomia delle università: permanenza dell’obsoleto doppio sistema (Statali e libere); mancanza di accreditamento di corsi da enti certificatori privati iscritti all’ENQA (Organismo europeo degli Enti certificatori dell’Università). Mancanza di adeguamento alla prescrizione del Bologna “Process” e dell’ENQA per una completa autonomia Università e stato.
  3. Esistenza di una cupola di potere burocratico statale che ha annichilito la storia dell’Università italiana e la ricerca, formata da Direttori del MIUR e da Consiglio nazionale Universitario e Conferenza dei Rettori (CRUI) e oggi ANVUR  favorenti non lo sviluppo  e la responsabilità ma la statalizzazione e l’esilio scientifico di migliaia di giovani talenti.
  4. Arruolamento dei docenti tramite lo stato, non diretto e per merito dall’Università.
  5. Età vecchia docenti e ricercatori con età media: 59,4% ordinari; 44% Associati; 45,2 ricercatori . Controllo ed inibizione del sistema di ricerca dal sistema universitario: Dottorati di ricerca “statali”e soffocati da sistema. Difficili rapporti tra Università e ricerca.
  6. I ricercatori universitari sono, nel 2009, 25.683. Con bandi di concorso fatti senza una adeguata programmazione, appare particolarmente alta l’età all’ingresso nei ruoli (tra i 35 e i 38 anni) e la loro età media è di 45,2 anni. Appare particolarmente critico l’innalzamento delle età di ingresso dei ricercatori, che è aumentata di oltre 1,5 anni dal 1998 e di oltre 5 anni dal 1980 (data di creazione di questo ruolo).[5]
  7. Non responsabilizzazione finanziaria delle Università legata a qualità e merito docenti e studenti e strutture.
  8. Implemento spesa ruoli amministrativi dal 2001 a 2006 rispetto alla spesa per i docenti : 60% nel nord-est/ovest. All’arruolamento di  un docente corrispondono due amministrativi.
  9. Fenomeni migratori dal SUD- Trentino-Valle d’Aosta.
  10. Incredibile esistenza fittizia di un “valore legale del titolo” in contrasto alla legge 1592 1933,art.172 : lo stato è “fuori legge” ! Il potere di conferire un valore legale ai titoli è stato ed è un pleonasma burocratico illecito dell’esame di stato per mantenere il controllo statale da parte del MIUR, il  controllo istitutivo dello stato di nuove università tramite il” valore legale del titolo” e conflitto d’interessi regionale attribuendo un potere illecito alle università già presenti, creando un conflitto d’interessi (DPR  Prodi Berlinguer Bassanini  25 del 27 Gennaio 1998).
  11. Il sistema scolastico primario secondario è più liberale del sistema universitario : paradosso evidenziato dalla Corte Costituzionale.
  12. Controllo da parte del MIUR edell’ANVUR  della libertà accademica ed ostacoli all’innovazione.
  13. Proliferazione del personale docente: dal 2000 gli ordinari ( 18.863) sono aumentati del 25,1%, gli associati (17.168) del 48,7 %, i ricercatori del 52,2%.(25.684)
  14. Disparità di trattamento tra ordinari e altro personale docente
  15. Ricerca fata in sette Regioni su 20
  16. Ostacolo e guerra all’innovazione   (vedere nota)
  17. Non valorizzazione ricecatori
  18. Esilio scientifico dei ricercatori

 Considerando che l’andamento delle spese annuali per le retribuzioni fisse è influenzato, per idocenti, dagli incrementi (biennali) per progressioni di carriera e dagli adeguamenti annuali al costo della vita, si evidenzia che, negli 11anni tra il 1998 e il 2008, a fronte di un incremento complessivo delle spese per assegni fissi del 50% (circa 4,5% per anno), determinato anche dall’aumento dei soggetti inquadrati (+ 23 %), le spese per le retribuzioni fisse ai professori ordinari è aumentato dell’80% mentre per le altre categorie gli incrementi sono inferiori al 45%

Il diritto allo studio in Italia sembra garantito  da un basso costo d’iscrizione ai corsi con una notevole sperequazione tra Nord, Centro e Sud. In Calabria e in Basilicata l’iscrizione a un corso di laurea costa in media ca 400 euro,meno del costo medio annuo dello studente al sistema (616 euro).

Dai dati emerge che per circa un terzo degli iscritti viene richiesta una contribuzione superiore ai 1.000 €, ma con una forte variabilità di comportamenti tra le diverse aree geografiche(53,1% al Nord-Ovest, 64,5% nel Nord-Est, 34,3% al Centro, 5,2% al Sud e Isole).Ipotizzando che all’interno delle classi i valori siano distribuiti in maniera uniforme è possibile calcolare la contribuzione media per studente, attribuendo alle frequenze registrate il valore centrale della classe. La distribuzione dei valori così calcolati è riportata nella tabella 6.8bis, dalla quale si può osservare che la contribuzione media per studente è più che doppia negli atenei del Nord-Ovest (1.218 euro circa per studente) rispetto a quella degli atenei del Sud (544 euro per studente).[6]

 

1.1   CONSIDERAZIONI FINANZIARIE SUL FULGIDO SISTEMA UNIVERSITARIO E SCIENTIFICO  CHE IL MIUR VORREBBE CONSERVARE E INCENTIVARE

 

  Su 12,8 miliardi di euro, di entrate  (2007)complessive si registra con un incremento del 4,4% rispetto all’anno precedente. (2006). L’incidenza delle entrate complessiva da parte del MIUR appare essere del 64,3% con una diminuzione dal 2001 ( 72,9 %). Tuttavia c’è stato un aumento considerevole di entrate da contributi esterni in modo pressoché uniforme dal Nord al Sud (media media 17% con un aumento di 1,2% dal 2996 al 2007). Questo indica le potenzialità di una maggiore liberalizzazione del sistema.

La capacità degli atenei statali di attrarre finanziamenti esterni, attraverso convenzioni,contratti e vendita di servizi a imprese e istituzioni  continua a migliorare segno che liberalizzando aumentano le risorse, non a vantaggio degli studenti.

Questa voce, che evidenzia lo sforzo imprenditoriale delle nostre università,ha segnato, un aumento del 12% rispetto al 2006 e addirittura del 52% rispetto al 2005. E’ bene sottolineare sin da ora che la crescita di questa componente,che rappresenta un segnale della capacità imprenditoriale delle nostre università,ha degli ovvi effetti sull’incremento delle uscite, poiché le entrate finalizzate vengono in larga parte acquisite a fronte di specifiche attività di formazione e diricerca “addizionali”, che solo in parte vengono fatte rientrare nell’impegno istituzionale del personale strutturato.[7]

 Le uscite globali del sistema sono 12 miliardi e 964.000.000. Il costo della spesa per il personale (8.150.265- include collaboratori ed esperti linguistici e assegni di ricerca) è circa otto volte  il costo dei contributi per la formazione degli studenti. (1.115.341). Il 63% delle spese è assorbito dal personale, contro lo 8,6% per il diritto allo studio. Uno studente costa al sistema 7166 euro  contro gli 82.503 euro dei docenti e i 40.360 del personale amministrativo.[8], e ne versa in media 947. Il sistema è dunque centrato sui costi del personale non sullo studente.  I docenti sono 61.992,  gli studenti 1.809.000. Per le università statali  si è verificato dal 1998 al 2009 un aumento complessivo di 12.226 docenti (+25,5%) ed in particolare: 5.447 professori ordinari (+42,9%) e 6.861 ricercatori (+38,8%) con una riduzione di 82 professori associati (-0,5%).

Gli studenti del Nord-Ovest versano in media 1218 euro , circa la metà del loro costo, mentre gli studenti del sud versano poco più di quanto costano ( euro 699). In Calabria e in Basilicata versano ca 400 euro nelle isole 500.  I corsi universitari ( laurea breve+specialistica) sono 3436 con i dottorati di ricerca 5835. Un corso ( 5835 con dottorati di ricerca)  costa in media all’anno  : 2 .221.765 (quattro miliardi e più delle vecchie lire) senza dottorati ( 3436)  un corso costa 3.772.992, cifre incredibili .

 I docenti di un corso (in media 18,6 su 3456 )costano all’anno in media 1 milione 505. 735 euro.. (tre miliardi delle vecchie lire) contro il costo di  2 milioni 221.460 degli studenti.( in media 310 per corso).Il rapporto docenti/studenti è 1/ 17,2 studenti.

 I corsi minimi (17,8 % con < di 15 studenti  sono 618 con 11.136 docenti e 6180 studenti , costano euro 1.357.585.788 all’anno  .Computando una media di 10 studenti per corso coinvolgono 6110 studenti per 611 corsi i cui docenti (11.136)  costano al contribuente euro 930.078.720 .

 Uno studente di questi corsi costa  euro 222.191 all’anno ! 

Le discipline d’insegnamento attive ( almeno 1 studente) sono 180.001 . Il costo di un insegnamento all’anno  è di euro 70.021. euro. E importante sottolineare come 71.008 insegnamenti (39,86%) sono fino a quattro crediti di formazione che corrispondono a 100 ore anno d’insegnamento.

Il personale tecnico amministrativo costa in media per corso : 1 milione e 684 mila 325 e il funzionamento: 852 442 mentre gli interventi a favore degli studenti costano meno del funzionamento : 573 440 . Con le spese per l’acquisizione ben (670 448) e i costi del personale tecnico e amministrativo(1.684.325) queste tre voci da sole costano 3 milioni 207 mila  in tre anni, cioè quattro volte gli interventi a favore degli studenti. Ci si domanda cosa le Università  acquistino per più di un miliardo delle vecchie lire o cosa debba funzionare in un corso per più di un miliardo e mezzo. Se riferiamo questi costi inoltre al 17,8 % ai 618 corsi sotto i quindici studenti di partecipazione, si vede come le università statali si possono pemettere questi sprechi in ragione del fatto che nessuno paga di persona: solo Pantalone che mantiene ruoli docenti e personale a vitalizio pensionistico.

Aggiungiamo il fatto che

Quanto costa un ora d’insegnamento al paese?

Un docente di ruolo in Italia insegna per 300 ore l’anno il che significa computando 36 settimane di attività 8,3 ore d’insegnamento la settimana. Per medicina le ore si riducono a 3,5,  per medicina veterinaria a 3,7. (155 ore -167 ore l’anno). Un docente di ruolo non medico costa ca 226 euro all’ora d’insegnamento. un docente medico, ( 155 ore-6,2 CF)  532 euro, un docente medico veterinario (167 h-6.7 CF)  494 euro.

S1 Le “Chicche” del sistema universitario e scientifico italiano: i corsi di laurea in “Scienze e tecniche equine , Podologia, Turismo alpino, Tecnologie del Fitness, Benessere del cane e del gatto,Scienza e tecnologia del packaging, Comunicazione della società della globalizzazione,Scienza della mediazione linguistica per traduttori e dialogisti televisivi etc”

I vitalizi ad “pensionem” delle fulgide intelligenze didattiche e scientifiche del sistema universitario e scientifico italiano.

I corsi minimi (17,8 % con < di 15 studenti  sono 618 con 11.136 docenti e 6180 studenti , costano euro 1.357.585.788 all’anno  .Computando una media di 10 studenti per corso coinvolgono 6110 studenti per 611 corsi i cui docenti (11.136)  costano al contribuente euro 930.078.720 .

 Uno studente di questi corsi costa  euro 222.191 all’anno

          Le entrate contributive degli studenti sono il 12,5% cioè  euro 1.600.000.  Per studente:in media Nord-est 1292,81, (trentino 781 euro),  Nord ovest 1210,78, Centro 951,78, Sud 699,37, (Calabria 470, Basilicata 472).  Isole 582,42. (media Italia 947,39).

Le spese per il funzionamento dell’Università e di acquisto beni  ammontano a 1.658.000.000, (12,8%),oneri finanziari e tributari, 173,714,(1,3%),acquisizione e valorizzazione beni durevoli 1.304.922, 10,1%) estinzione mutui e prestiti 236.415.(1,8%),trasferimenti 178.516 (1,4%).

Da queste cifre si desume come le spese per il funzionamento dell’università e logistiche, da sole assorbono il 22,9% delle risorse cioè 2962 miliardi di euro contro lo 8,6 % dato agli studenti che per il diritto allo studio che contribuiscono al sistema con il 12,5% (Un miliardo e 600 milioni) !!  senza contare il restante 4,5% ad altre voci. E evidente uno sperpero dovuto al fatto che gli enti hanno sempre un “Pantalone” pagante senza autonome responsabilità amministrative e a considerare gli studenti la cenerentola del sistema. E ‘ chiaro che questo non si può risolvere aumentando sistemi di controllo statali mediati da “Direttori generali”, i cui stipendi, pagati dallo stato, aumenteranno il carico della spesa pubblica per l’Università ( ca 16.000.000 all’anno)  che obbediranno alle solite leggi clientelari senza paralare della scriteriata politica di implementazione dei ruoli amministrativi centrali che la riforma Gelmini, richiederà necessariamente.

          Una ricerca dell’Università Ambrosiana del Giugno 2009, aveva visto che lo 89% degli studenti era favorevole a ricevere un finanziamento dalle Regioni di almeno 500 euro, contro il superamento del 70% degli esami nell’anno precedente. ( altro che “concorso nazionale” per il premio di studio proposta dallo scellerato progetto Gelmini che gode dell’appoggio della “ Cupola”. (CRUI,CUN,MIUR). E chiaro che un diverso sistema realmente meritocratico e governato dalle singole università controllerebbe l’efficacia formativa e lavorativa di migliaia di mediocri e ben pagati nulla-facenti o di burocrati delegati a fare gli interessi dei solo dei docenti, come appare dalle posizioni della CRUI, contro l’Europa.

Questo costerebbe in proporzione  al numero degli studenti delle Regioni 10 miliardi e 854 milioni, cifra inferiore al costo dell’intero sistema e che con una diversa struttura organizzativa e amministrativa come proposta dal disegno di legge quadro dell’Università Ambrosiana sarebbe facilmente raggiungibile. Gli studenti un questo modo potrebbero scegliere l’Università e i corsi migliori con un  portafoglio di 6000 euro (minimo). E un cambiamento  totale di filosofia. Infatti le Università sarebbero costrette a migliorare la qualità non tanto per indicatori decisi dal famigerato MIUR, quanto per quello gli servirebbe per attrarre gli studenti: i migliori docenti, le migliori richieste di lavoro, le migliori strutture. Si attiverebbe un volano. I concorsi nazionali per insegnare non avrebbero più senso e le Università farebbero a gara, come team sportivi per aumentare la qualità e aiutare gli studenti migliori (futuri docenti) e chiamare i migliori docenti, pagandoli secondo il loro merito. I docenti per essere pagati meglio lavorerebbero meglio. Altro che scatto di stipendio o la standardizzazione della legge Gelmini.

E dunque necessario un cambiamento radicale con una riforma che cambi filosofia strutturale costruendo un sistema che premi  singole responsabilità autonome degli atenei, degli studenti, dei docenti, del personale. Lo spreco di risorse infatti appare dovuto alla diffusa cultura che c’è nelle istituzioni statali, del “posto garantito e inamovibile” e dagli sprechi della dirigenza  che non “paga” di persona.

          L’Università italiana assorbe molte risorse per il personale e finanzia poco gli studenti. Il sistema presenta qui la massima criticità, tenendo presente gli abbandoni e l’inattività (40%).degli studenti e la lunghezza media del percorso pre-laurea nei corsi triennali ( 4.7 anni). Dal 2001 (legge Zecchino) le spese del personale  sono aumentate del 41%, le spese per il funzionamento del 34%,gli interventi a favore degli studenti del 63,7% , gli oneri finanziari e i tributi dello 83%,estinzione mutui e prestiti del 294%,trasferimenti del 133%.

          E chiaro che la filosofia finanziaria del sistema dovrebbe seguire un miglioramento della qualità, ma non secondo la filosofia di accentramento e di controllo, con una meritocrazia decisa dallo stato, paralizzante ogni innovazione e come abbiamo visto  Infatti si può spiegare la lunghezza del tempo impiegato per i corsi di laurea, l’alta percentuale degli studenti inattivi e degli abbandoni solo con la scarsa capacità dei docenti di motivare, pur essendo lautamente pagati dallo stato. E il solito tran-tran (cappuccino e briosche liscia e ripiena alle 10 di mattina). Il ruolo universitario è un vitalizio per la pensione. Può capitare che un docente sia bravo  è stimolante, a meno che non unisca mafiosità diplomatica e clientelare , per vincere un “concorso” con le proprie risorse. A livello finanziario si evidenzia il parassitismo dei docenti italiani, le cui ore di lavoro sono strapagate, a svantaggio degli studenti. Il sistema va rivoluzionato a loro favore, facendoli divenire arbitri della qualità secondo il disegno di legge che il libro presenta. La struttura del sistema deve cambiare radicalmente filosofia centrandolo sulla qualità delle persone e sulla responsabilità diretta e autonoma degi atenei, che così pagheranno direttamente se vogliono i corsi di laurea in “Scienze equine” o “podologia” assicurando vitalizi a ciurme di intelligenze didattiche e scientifiche.

 

Nota

  1. il MIUR non ha gradito il progetto di sua abolizione da parte dell’Università Ambrosiana verso un sistema fondato sulla qualità certificata da enti indipendenti come in Germania e secondo l’ENQA con il  finaziamento diretto degli studenti  e decentrato nelle Regioni in enti autonomi dalle stesse come espresso nel saggio, che riscrive il sistema universitario e scientifico italiano, contro la legge Gelmini ( anticostituzionale), frutto di un grave compromesso a danno degli studenti per sanare i buchi amministrativi delle Università Statali (Golden standard Università di Siena).
  2. L’Università Ambrosiana www.unambro.it, leader nel mondo in Medical Education ( procedure per formare medici, studenti di medicina, ) parola araba per l’Italia- che non ha un docente di medicina preparato ad insegnare e che usa metodi obsoleti-e istituente il cambiamento storico di paradigma della Medicina e del concetto di salute : e considerata dalla WHO come pioniere della formazione del medico:http://www.unambro.it/html/Person-Centred-Medicine.htm  avendo denunciato che il MIUR agisce fuori legge in modo autoreferenziale e anticostituzionale, nel merito di attribuire un valore legale inesistente -come sostenuto anche da Sabino Cassese-ai diplomi accademici, centro del suo potere illegittimo,paralizzante l’Università italiana, (art 172 DR 1592 1933 e documento del Senato 280 2011) è stata oggetto di uno stalking burocratico e diffamatorio, oggetto oggi dell’indagine della Magistratura penale contro gli autori e lo stesso MIUR e l’AGCOM. (vedere contro informazione dell’ Università Ambrosiana in www.unambro.it). La guerra è derivata dal fatto che sosteniamo l’abolizione del MIUR e della legge Gelmini, con un cambiamento radicale del sistema con una nuova legge quadro, valorizzante il diritto allo studio degli studenti che dovrebbero essere liberi di scegliere le Università in relazione al rapporto qualità -costi, con un finanziamento diretto (altro che ” gli 80 euro” agli italiani del fulgido programma di sviluppo del Renzi !).Il problema non è la natura giuridica degli atenei ma la qualità dell’offerta formativa, e un sistema incentivante la ricerca e l’innovazione,che non può essere oggetto di controllo statale, se legata a un sistema in cui le Università sono completamente autonome e responsabili  sul piano finanziario e quindi incentivate al merito, che non può essere controllato dallo stato, come l’idiota legge Gelmini ha istituito, addirittura con una fondazione finanziata dal Ministro del tesoro, dove riciclare i pensionati del MIUR, responsabili del fallimento del sistema. 
  3. Un impoirtante motivo del NO al referendum costituzionale e del promuovere le dimissioni del governo e la volontà di accentrare sullo stato il contollo del sistema universitario e scientifico contro l’interesse degli studenti e lo sviluppo del paese.

           Per acquistare il saggio-e-book  sull’Università Italiana del Prof. Giuseppe R. Brera          

ordine editoriale

e scrivere a dipedit@unambro.it

aderisci a http://www.unicono.it -cambiamo l’Italia ( non senso del Governo Renzi)

           

 

 

 

 

                   

 

[1] CNVSU  X° Rapporto sullo stato dell’Università Italiana

[2] Ibidem 1

[3] Ibidem 1

[4] Ibidem 1

[5] Ibidem 1

[6] Ibidem 1

[7] Ibidem 1

[8] Dati per anno